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Chi conosce Veganzetta sa quanto sia importante la tragica storia della cagnetta Laika (1957).

Chi conosce Veganzetta sa quanto sia importante la tragica storia della cagnetta Laika (1957).

L’Oasi della Pace La Belle Verte è un rifugio per Animali “da reddito” scampati alla morte aderente alla Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia. Sita in una zona di campagna del Comune di Carpeneto (Alessandria), l’oasi è gestita da una coppia di attivisti che con il loro bimbo vivono a stretto contatto con circa una quarantina di Animali salvati dal macello: Mucche, Asini, Pecore, Capre, Maiali, Conigli, Galline… Tutti accuditi amorevolmente e con competenza.

C.O. ha poco più di vent’anni, e spende i suoi giorni dietro le sbarre; come un Animale giovane le cui energie vengono oppresse, non può fare una corsa sull’erba, non può sentirsi addosso il vento d’aprile, non può stendersi alla luce d’un plenilunio. C.O. ha gli occhi infossati, la pelle pallida e le labbra che non sorridono più. C.O. è malato. Un problema cardiaco. “Devono sostituire una valvola – mi dice – ma prima mi toglieranno tutti i denti, sono infetti e possono dare problemi dopo l’operazione a cuore aperto”. Il ragazzo detenuto non ha scelta, non può sentire altri pareri.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo il resoconto di NOmattatoio del primo presidio internazionale contro l’ingiustizia dello sfruttamento degli altri Animali, a seguire una galleria fotografica.
Sabato 2 aprile ha avuto luogo il 17° presidio NOmattatoio a Roma, organizzato, questa volta, in contemporanea con le altre città italiane che hanno aderito alla campagna, con sedici città tedesche e con Toronto.
Un evento quindi di rilevanza internazionale che ha visto centinaia di persone umane scendere in piazza e in prossimità dei mattatoi per protestare contro l’ingiustizia dello sfruttamento degli altri Animali.
A Roma eravamo circa una settantina di partecipanti ed è stato un presidio emotivamente molto pesante in quanto sono passati diversi camion contenenti Animali: camion a doppio rimorchio, alti quattro piani. Quattro piani di corpi stipati, visibilmente sofferenti, con la bava alla bocca per il terrore, la sete, il trauma di essere deportati coercitivamente. Abbiamo documentato con foto e video questi viaggi della morte per cercare di rendere visibili degli individui la cui esistenza è nota alle persone umane ma – in quanto referenti assenti – senza nulla sapere del loro mondo, di come hanno vissuto, delle loro esigenze etologiche, delle loro percezioni cognitive.
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