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Vitadacani
Normalmente su Veganzetta non si pubblicano appelli come quello che potrete leggere di seguito, ma nel periodo che stiamo vivendo di normale pare non esserci più nulla. Il Coronavirus e soprattutto la reazione di panico che si è venuta a generare, hanno contribuito a bloccare quasi ogni attività economica, culturale, politica e sociale (nel bene e nel male) non solo nel nostro Paese. Se da un lato si è verificato il blocco di alcune attività sanguinarie come ad esempio le corride in Spagna (notizia che non può che farci un enorme piacere), dall’altro anche le indispensabili attività in favore degli Animali, sono inevitabilmente paralizzate. Ciò provoca a chi si deve occupare di Animali salvati o recuperati da situazioni difficili dei danni considerevoli, prima di tutto economici. Nel suo appello l’associazione Vitadacani ci spiega la situazione di emergenza in cui sue le strutture si sono venute purtroppo a trovare. Se potete dare una mano, in ogni senso, ma soprattutto economicamente, questo è il momento per farlo.

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Esattamente 62 anni fa una cagnolina di 3 anni e sei chilogrammi di peso chiamata Laika (scelta dagli scienziati del programma spaziale sovietico tra tanti altri Cani perché di carattere mansueto e di piccola taglia), veniva lanciata nello spazio a bordo della navicella spaziale Sputnik e moriva da sola dentro un minuscolo abitacolo.

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Si chiamava Kudrjavka (Ricciolina), era nata presumibilmente a Mosca tre anni prima di essere “arruolata” a forza in un programma spaziale sovietico che l’avrebbe resa famosa in tutto il mondo. La ribattezzarono Laika (Colei che abbaia), o Muttnik (da mutt che in inglese significa bastardino e dal nome della capsula Sputnik). Non era di nobili natali, era anzi una reietta che viveva vagando per le strade della metropoli russa, nessuno si preoccupò di capirla, di conoscerla, il 3 novembre 1957, esattamente 50 anni fa, però divenne il primo cosmonauta della Terra. Per farlo venne sottoposta a torture indicibili, alle quali non seppe sottrarsi, non seppe ribellarsi, pervasa com’era da una fiducia incrollabile nei confronti di chi la stava usando per fini “scientifici”. C’è chi dice che morì al rientro nell’atmosfera terrestre, chi dopo pochi giorni dal lancio, la verità  pare sia invece che Kudrjavka morì pochi minuti dopo il lancio per un guasto della navicella spaziale che passò alla storia con il nome di Sputnik. Kudrjavka era un Cane, a pochi importa come sia morta, ma per noi la sua storia è fondamentale.

Oggi vogliamo ricordare la sua tragedia personale, il suo dramma, nell’intento di non dimenticarla, e soprattutto di non dimenticare la crudeltà , il cinismo e la stupidità  umana.

Ciao Kudrjavka.


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