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Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento esponenziale del numero di persone vegane e con esso anche la reperibilità di prodotti vegan nei supermercati, nonché un gran fiorire di ristoranti, punti vendita, e locali pubblici. Significa che “stiamo vincendo”, come dicono alcuni? Se intendiamo l’aver guadagnato una fetta di mercato e la possibilità di trovare prodotti vegani con più facilità rispetto a un decennio fa, allora probabilmente sì.
Non si comprende, però, come potrebbe portare alla liberazione animale il ridurre il veganismo a una semplice scelta alimentare personale, scelta che nulla o poco incide sulle dinamiche di oppressione e dominio di quella massa di schiavi a costo zero che sono gli Animali non umani e della loro considerazione all’interno di una società antropocentrica e specista fondata sul denaro, sui confini, sulle gerarchie e le esclusioni.

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Il 28 aprile 2012 a Montichiari (BS) avviene una delle più importanti liberazioni della storia dell’animalismo in Italia. In questa pagina vengono raccolte alcune informazioni non esaustive che verranno integrate nel tempo. Veganzetta è disponibile ad apportare eventuali modifiche su richiesta.


Cronistoria della campagna di protesta contro Green Hill liberamente estratta dall’articolo “GREEN HILL 28 MESI VISSUTI DI CORSA…” pubblicato su La Voce dei SENZAVOCE n° 88 autunno 2012 rivista periodica della Lega AntiVivisezionista (LEAL).

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… per salvare 2.639 cani, che dovevano finire avvelenati, amputati, resi folli sui tavoli della vivisezione, e che invece hanno trovato affetto, calore, una casa e un futuro. Dal primo corteo di protesta del 2010 al 27 luglio 2012, giorno in cui i Beagle di Green Hill vengono dati in affido alle associazioni animaliste, è la storia di una vittoria collettiva, che senza il Coordinamento Fermare Green Hill non avremmo mai potuto scrivere. 

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La destra e l’antispecismo: si propone un dossier per chiarire dal punto di vista politico, filosofico ed etico l’assurdità di un accostamento simile. Antispecisti di destra?Scarica: Dossier: Antispecisti di destra?…

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Più volte ci è capitato di affrontare il discorso relativo all’identità  dell’animalismo in Italia, e più volte siamo stati costretti a constatare che l’animalismo nel nostro paese nonostante i molti anni di lavoro, di attività  e iniziative, non è riuscito ad elevarsi in alcun modo a movimento. I motivi sono numerosi ed in alcuni casi complessi, la ragione di fondo, però, è in estrema sintesi soltanto una: la mancanza assoluta di principi fondanti condivisi. Sebbene infatti l’animalismo come fenomeno sociale sia presente in Italia sin dalla fine degli anni ’70, nonostante le numerose sigle, gruppi, associazioni, collettivi nati, estinti o tutt’ora presenti nel tentativo di perseguire in vario modo la difesa degli interessi degli Animali (ci limitiamo a dare questa descrizione molto sommaria e generica degli scopi a causa dell’eterogeneità  della “galassia” animalista in oggetto), l’estrema diversità  di posizioni, ovvero la diversità  degli scopi finali, delle metodologie, delle strategie, non ha permesso sino ad oggi la trasformazione di un fenomeno sociale in un soggetto sociale coeso e forte. Per contro, la storia dell’animalismo italiano è costellata di screzi, lotte intestine, diatribe e veti incrociati che ne hanno in gran parte neutralizzato la diffusione sul territorio e l’efficacia dell’azione.

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