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Visoni condannati a morte in Danimarca

Alla fine, ormai è cosa nota, gli Animali devono in qualche modo pagare il prezzo della nostra stoltezza. E allora ecco che in Danimarca, un milione e mezzo di Visoni, già condannati a morte per la bellezza della loro pelliccia, verranno sterminati anzitempo per paura che il Coronavirus1, già diffuso negli allevamenti, possa mutare. A questi Visoni purtroppo cambia poco. Erano già morti viventi per la legge del profitto. Ora lo sono per un decreto sicurezza. Ma il punto, lo si dovrebbe intuire chiaramente, è un altro. Lo si riassume con una cifra: un milione e mezzo di Animali. Un milione e mezzo di Animali, che sono solo la punta di un iceberg. Allevati e ammazzati per un capo d’abbigliamento.

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Fotografia del 15 agosto 1988 scattata a San Francisco (California, U.S.A.). Keith McHenry, cofondatore di Food Not Bombs, ha dichiarato che nove membri del gruppo furono arrestati quel giorno dalla polizia, per aver distribuito cibo gratis al Golden Gate Park, violando così i codici sanitari e il regolamento del parco.  Foto di Greg Garr
Esattamente il 24 maggio di 40 anni fa prendeva vita da un piccolo gruppo di attivisti antinucleari e vegani il movimento Food Not Bombs (FNB).
Da un piccolo banchetto di persone umane pacifiche che distribuivano gratis cibo di origine vegetale recuperato nel Massachusetts (U.S.A.), si è arrivati a ben 1000 gruppi attivi in 65 Paesi in tutto il mondo. In questi anni il movimento ha distribuito enormi quantità di cibo vegetale recuperato (che altrimenti sarebbe andato perso) a senzatetto, persone umane in difficoltà e semplici cittadini secondo il motto “il cibo è un diritto, non un privilegio”, ciò avendo cura di non contribuire in alcun modo allo sfruttamento animale per fini alimentari, coerentemente con la filosofia vegana. Un risultato enorme e di grande rilevanza.

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Brent Stirton - periferia di Guangzhou, Cina: Pangolino che cerca di sfuggire al macellaio - WPP 2020 Natura, Storie, 2° premio

Quando Brent Stirton realizzò il suo reportage tra Cina e Africa sul Pangolino, aveva in mente solo parzialmente l’idea di parlare anche di una possibile zoonosi di Coronavirus. Principalmente era infatti interessato a mostrare il terribile declino di questa specie animale a causa del consumo alimentare e della crescente richiesta per la medicina tradizionale. Ora che il World Press Photo 2020 ha premiato Stirton con il secondo premio della sezione Nature, questa fotografia è diventata un simbolo non solo della strage dei Pangolini, ma anche della pandemia che ci ha travolto.

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