Tag: <span>disobbedienza civile</span>


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Una persona umana che considera il veganismo e l’antispecismo come dei sistemi di principi morali di riferimento, durante la sua vita quotidiana si pone delle domande (lo fa di continuo a dire il vero) per comprendere se ciò che decide di fare o non fare, sia coerente con le sue idee. Questo approccio all’esistenza la porta a esprimere dubbi, a ricercare informazioni, a porsi in atteggiamento critico e a non accontentarsi di soluzioni facili, a comprendere i fatti della vita per farsi un’idea (per quanto possibile) di cosa essi possano rappresentare per la nostre e le altrui esistenze.

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Dall’introduzione del libro “Disobbedienza vegana. Ovvero il veganismo come potrebbe essere” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2018:


A seguito di una lunga militanza vegana, ho maturato una serie di convincimenti che ritengo utile proporre a beneficio di chi ha già intrapreso lo stesso cammino di consapevolezza, o di chi si accinge a farlo. L’intento di questo libro è quello di cercare di recuperare le radici identitarie del veganismo moderno restituendogli la dignità e l’importanza che merita, sottolineandone la grande completezza derivante da un impianto morale, etica e pratiche conseguenti. Ciò che propongo non è pertanto un manuale pratico, ma un testo teorico: intendo occuparmi del pensiero da cui nasce la prassi vegana nel tentativo di rivalutarlo e valorizzarlo, evidenziandone soprattutto le importanti basi morali.

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Il non-voto non deriva da inettitudine o qualunquismo, è disobbedienza civile.
Votare significa comunque accettare di far parte di un certo sistema sociale, politico ed economico. Chi accetta questo sistema, e vorrebbe solo che a governare ci fossero persone umane più oneste, più capaci, più interessate al bene della res-publica, fa bene ad andare a votare. Chi non accetta questo sistema – e non lo accetta radicalmente in quanto funzionale al mantenimento dello status quo che fonda essenzialmente la sua sopravvivenza nel capitalismo, e in definitiva nella riduzione dell’individuo a merce (anche il voto è merce di scambio) – dovrebbe astenersi.
Il non-voto è un rifiuto dei concetti di istituzioni – all’interno delle quali si esercita il potere sui corpi e sulle menti – e della delega. Per di più l’attuale sistema elettorale non solo consente di delegare altre/i a decidere cosa sia giusto per la collettività, ma anche di eleggere persone umane senza alcun merito se in grado di ottenere consenso popolare grazie all’appoggio dei media. Se ritenete che tutto ciò sia accettabile perché pensate che sia il minore dei mali possibili, fate bene a recarvi alle urne, ma non giudicate come qualunquista, inetta/o o priva/o di coscienza civica chi decide di astenersi (questo sì di qualunquismo), perché dietro al non-voto possono esserci ragioni ben precise, e non solo disaffezione o mancanza di coscienza civica.  

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