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Dall’introduzione del libro “Disobbedienza vegana. Ovvero il veganismo come potrebbe essere” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2018:


A seguito di una lunga militanza vegana, ho maturato una serie di convincimenti che ritengo utile proporre a beneficio di chi ha già intrapreso lo stesso cammino di consapevolezza, o di chi si accinge a farlo. L’intento di questo libro è quello di cercare di recuperare le radici identitarie del veganismo moderno restituendogli la dignità e l’importanza che merita, sottolineandone la grande completezza derivante da un impianto morale, etica e pratiche conseguenti. Ciò che propongo non è pertanto un manuale pratico, ma un testo teorico: intendo occuparmi del pensiero da cui nasce la prassi vegana nel tentativo di rivalutarlo e valorizzarlo, evidenziandone soprattutto le importanti basi morali.

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E’ più importante dire che “sono vegano” o ha più senso concentrasi sul “io non voglio causare la morte di altri Animali con le mie azioni e voglio far in modo che questo comunque non accada?”. Potrebbe sembrare una sfumatura ma non lo è: è la differenza tra esprimere una propria identità  forte e far conoscere le proprie azioni. E non sempre le due cose coincidono. Possono esservi persone umane che si proclamano in un certo modo (cristiano, vegano, razzista) e fanno discendere da questa identificazione (e identità) il loro comportamento o meglio: ad un certo punto della loro esistenza tendono a dare più importanza all’aspetto identitario che all’agire ed alla riflessione sull’agire, “mi comporto così perché sono così”.

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