Tag: benessere animale




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L’allucinante progetto catalano Specipig prevede la creazione in laboratorio di un Maiale geneticamente modificato per rispondere dal punto di vista anatomico e fisiologico alle esigenze della ricerca scientifica in ambito preclinico. Specipig sarà un nuovo «modello animale» appositamente studiato per diventare una cavia ideale: nato per soffrire e con un marchio registrato come un qualsiasi prodotto.
Di seguito la traduzione dall’inglese di alcune sezioni del sito web ufficiale del progetto e un commento finale.

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maiali-super-muscolosi

Un articolo pubblicato da Slate.com interessante per i dati riportati, capaci di fornire un’idea sull’entità dello sfruttamento animale per fini alimentari che è in atto. La tecnologia e la scienza applicata pare facciano passi da gigante ma l’etica che soggiace a ogni innovazione risulta arretrata, antropocentrica e specista. L’assurdità del concetto di “benessere animale” appare in tutta la sua drammaticità in casi come quello riportato nell’articolo: ancora una volta è chiaro che non può esistere alcun tipo di sfruttamento degli Animali che garantisca loro i diritti fondamentali che ogni essere senziente dovrebbe avere. Nessuna mirabolante – o atroce – novità scientifica potrà mai sopperire alla profonda ingiustizia che contraddistingue lo sfruttamento degli altri Animali da parte dell’Umano.

Fonte: www.slate.com/articles/technology/future_tense/2016/06/the_ethical_problems_with_super_muscly_pigs.html

Problemi etici legati ai maiali super-muscolosi

di Judith Benz-Schwarzburg e Arianna Ferrari

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ciwf
La macchina mediatica di CIWF continua a macinare informazioni false e fuorvianti, spacciando per animalista ciò che in realtà è esattamente il contrario, nel chiaro intento di confondere e corrompere chi superficialmente non valuta per ciò che è – come dovrebbe essere fatto – il messaggio proposto. 
Earth Riot propone un altro articolo sulla questione: repetiva iuvant.

Fonte: http://earthriot.altervista.org/blog/2836-2/

Apri la bocca, chiudi gli occhi… voltati mentre li uccidiamo!

Manca solo quest’ultima parte al video promosso dall’associazione Compassion in World Farming Italia in merito alla campagna “Non nel mio piatto” lanciata di recente e mirata a sensibilizzare il consumatore sulle condizioni degli animali negli allevamenti intensivi attraverso un lavoro di ipocrisia e la strumentalizzazione di termini privati di ogni significato e valore, come “sostenibilità” e “benessere animale”.

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mungitura-industriale
Su Il Fatto Quotidiano in data 27 gennaio 2015 è stato pubblicato un interessante articolo a firma di Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia (Compassion in World Farming).
L’articolo riferisce di un’inchiesta giornalistica svolta negli USA su esperimenti condotti su Animali che la società specista definisce “da reddito”, per conto del governo americano. Esperimenti aberranti e vergognosi che vanno denunciati e ostacolati in ogni modo e che sono la cifra del rapporto Umano/Animale che la società del dominio e dei consumi propone e impone. L’articolo potrebbe essere quindi considerato interessante e condivisibile, se non fosse per il fatto che Pisapia nell’ultimo paragrafo dell’articolo che è possibile leggere per intero di seguito, trae dalla vicenda delle conseguenze del tutto assurde affermando candidamente:

“Della diffusione di questo tipo di “prodotto” siamo tutti responsabili: perché con la fretta che abbiamo ogni giorno, quasi nessuno di noi ha più voglia di prendersi la briga di cucinare un pollo intero. La fettina di petto di pollo, meglio ancora se impanata o con altri aromi, è ben più allettante. E così si crea quel circolo vizioso per cui il mercato chiede crescentemente parti di pollo, a prezzo sempre più basso, e l’industria avicola intensiva risponde con carne di animali allevati come si diceva. Ma, se si vuole mangiare carne, non sarebbe meglio un bel busto di pollo allevato all’aperto? Che peraltro, anche egoisticamente parlando, a livello nutrizionale contiene fino al 50% dei grassi in meno del suo equivalente intensivo. Tante, davvero le ragioni per cambiare. Cosa aspettiamo-mi chiedo, un po’ tristemente.”

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