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Roberto Manzotti: Gallo

L’allevamento intensivo può essere considerato come l’apice di un lungo processo di sottomissione e controllo degli animali non umani per fini produttivi, che ha preso piede nel passato recente della storia dell’umanità. La meta dell’allevamento “senza terra” salutata come l’evoluzione e specializzazione dell’allevamento tradizionale, ha prodotto e produce enormi sofferenze agli animali e conseguenze disastrose all’ambiente profondamente modificato per soddisfare le pesanti necessità di tale pratica. La riduzione degli animali in schiavitù non solo è una terribile ingiustizia, ma sta significativamente contribuendo a portare la società umana verso il baratro della devastazione della Terra.
Gli animali-macchina costretti e rinchiusi in strutture lontane dai nostri occhi e dalle nostre coscienze, con i loro corpi segregati e ormai lontani dalla natura, causano loro malgrado e senza colpa una distruzione ecologica senza precedenti.

Testo di Adriano Fragano
Pubblicato originariamente nel libro L’errore antropocentrico. Uomo-natura-altri viventi, a cura di Bruno Fedi e Maurizio Corsini, Mimesis/Eterotopie, 2019, pp. 93-99.

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Become a beefatarian

La Commissione europea ha lanciato la campagna “Become a beefatarian” che potrebbe essere tradotta in “Diventa carnitariano” in seguito all’aumento di vendite di prodotti per vegetariani e vegani per rilanciare il consumo di carne rossa.

Fino a quando c’erano in giro poche persone umane convinte che non si dovessero consumare prodotti animali, alla nascita del veganismo moderno nel 1944, il sistema non si sentiva certo minacciato. Poche persone umane sono una minoranza facilmente eludibile.

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Si riporta un testo del 2004 di David Nibert e Bill Winders (tradotto in italiano e pubblicato da Vocisinistre.com) che analizza la relazione diretta tra le politiche economiche relative al settore agroalimentare dei governi statunitensi dal secondo dopoguerra in poi, e l’aumento dello sfruttamento degli Animali.


Consumare il surplus: estendere il consumo di “carne” e l’oppressione animale

Abbiamo tradotto questo lavoro di David Nibert (Dipartimento di Sociologia, Wittenberg University) e Bill Winders (Scuola di Storia, Tecnologia e Società, Georgia Institute of Technology) pubblicato diversi anni fa sull’International Journal of Sociology and Social Policy. Il testo ricostruisce storicamente il legame tra il sempre crescente sfruttamento animale e le politiche economiche dei governi statunitensi dal New Deal in poi. Un lavoro estremamente importante per comprendere la fitta trama di interessi che si cela dietro lo sfruttamento degli animali non umani e per articolare una controffensiva efficace alle azioni di un Capitale che fagocita umani, non umani e la natura intera.

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pollo-caduto-dal-camion

Non mangiare carne è un’etica assoluta: per chi sia cosciente di quel che significa allevare-macellare-trafficare carni,
e non è disposto ad approvare tutto, e tuttavia non si astenga, non ci sarà perdono.

Guido Ceronetti
La pazienza dell’arrostito

Questa storia è triste, non potrebbe essere altrimenti perché parla di un Animale sfruttato dagli Umani, ma è al contempo una storia che potrebbe avere una chiave di lettura anche positiva.
Questa è la storia di un pollo che la società umana specista definisce “da carne” caduto da un camion della morte, che lo stava conducendo insieme a centinaia di suoi simili al macello. Il camion entrando in una rotatoria si sbilancia verso l’esterno e una delle gabbie che detengono i condannati a morte si apre: Pollo (così lo chiamerò con ben poca fantasia) cade al suolo e rimane fermo, impietrito sul bordo della strada. Il camion si allontana e nessuno si cura di lui; è notte, perché i lager per Uccelli destinati al macello si svuotano solo di notte, in fretta e di nascosto, ammassando questi cuccioli di pochi mesi uno sull’altro in gabbie di plastica caricate, poi, su di un camion.

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