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Più volte ci è capitato di affrontare il discorso relativo all’identità  dell’animalismo in Italia, e più volte siamo stati costretti a constatare che l’animalismo nel nostro paese nonostante i molti anni di lavoro, di attività  e iniziative, non è riuscito ad elevarsi in alcun modo a movimento. I motivi sono numerosi ed in alcuni casi complessi, la ragione di fondo, però, è in estrema sintesi soltanto una: la mancanza assoluta di principi fondanti condivisi. Sebbene infatti l’animalismo come fenomeno sociale sia presente in Italia sin dalla fine degli anni ’70, nonostante le numerose sigle, gruppi, associazioni, collettivi nati, estinti o tutt’ora presenti nel tentativo di perseguire in vario modo la difesa degli interessi degli Animali (ci limitiamo a dare questa descrizione molto sommaria e generica degli scopi a causa dell’eterogeneità  della “galassia” animalista in oggetto), l’estrema diversità  di posizioni, ovvero la diversità  degli scopi finali, delle metodologie, delle strategie, non ha permesso sino ad oggi la trasformazione di un fenomeno sociale in un soggetto sociale coeso e forte. Per contro, la storia dell’animalismo italiano è costellata di screzi, lotte intestine, diatribe e veti incrociati che ne hanno in gran parte neutralizzato la diffusione sul territorio e l’efficacia dell’azione.

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Li uccidono a bastonate e nel 42% dei casi cominciano a scuoiarli quando sono ancora vivi. Così sono stati massacrati in tre anni quasi un milione di cuccioli di Foca dai cacciatori canadesi (www.no-alla-caccia.org). Ogni anno circolano fotografie e filmati in cui il bianco del ghiaccio si mescola al rosso del sangue, ma essi non mostrano ancora tutto.
C’è un’altra strage, più silenziosa, meno spettacolare su cui gli obiettivi non si soffermano: quella per annegamento. Questa primavera le condizioni del ghiaccio lungo la costiera canadese sono state le peggiori che la storia abbia mai registrato.

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Jim Mason è impegnato nella denuncia dell’infame condizione degli Animali nella nostra società  a partire almeno dal 1980, da quando cioè ha pubblicato (insieme a Peter Singer) “Animal Factories”, una delle primissime denunce rigorosamente documentate dell’orrore degli allevamenti intensivi. Con il libro “Un Mondo Sbagliato” (Un Mondo Sbagliato. Storia della distruzione della natura, degli animali e dell’umanità, Edizioni Sonda, 2007), Mason approfondisce il suo sguardo sulle pratiche di sfruttamento degli Animali con l’elaborazione di una “teoria unificante” del disastro sociale ed ecologico in cui siamo immersi.

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Il paradigma suggerito dall’antispecismo è la costruzione di una nuova società  umana non più verticale come l’attuale, ma orizzontale, dove empatia, giustizia, solidarietà, rispetto, assumono il loro significato più pieno ed inoltre allargato anche a coloro che attualmente non fanno parte della sfera dei “diritti umani”. Pensare ad un futuro dove ogni singolo atto può avere ricadute importanti se non nefaste per altri esseri senzienti o in generale viventi, potrebbe rimanere un puro esercizio di stile, se non si adottassero una serie di criteri pratici e comportamentali utili per allargare la sfera morale anche agli Animali.

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