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Da un anno a questa parte l’azione di liberazione a volto scoperto ha assunto un ruolo da protagonista sia nel connotare gli intenti del movimento di liberazione animale, che nella riflessione antispecista, chiamata a interpretare quanto è scaturito dal salvataggio dei Cani il 28 aprile scorso alla Green Hill di Montichiari (BS). Sempre in aprile ci troviamo ad assistere a un evento storico: “la grande giornata di Milano”, come qualcuno ha chiamato il giorno dell’occupazione e liberazione a volto scoperto dello stabulario del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Statale di Milano, che ha segnato un “punto di non ritorno” – come consapevolmente affermato dagli stessi liberatori – che porta l’azione di liberazione animale oltre la misura di ciò che può essere ignorato.

Alcune parole hanno un significato più complesso di quello che può sembrare a prima vista. Secondo Roland Barthes, ad esempio, si devono considerare due livelli per creare il significato: quello denotativo che è il livello di base, descrittivo e costituisce il significato reale di un termine, e quello connotativo, costituito dai significati associati, che collega il termine a campi diversi della nostra cultura, rimanda cioè ad atteggiamenti o informazioni particolari. In pratica, nel linguaggio comune a ogni parola può essere attribuito sia un significato denotativo, sia uno o più significati connotativi.
Secondo qualche pericoloso incosciente che alberga tra le pieghe del monoteismo, la Terra potrebbe mantenere addirittura 40 miliardi di persone. Il ragionamento, pervaso da allucinazioni, è variamente elaborato, ma nella sostanza confluisce in un presunto detto evangelico secondo cui Dio non potrebbe non aver cura delle sue creature. Non si capisce allora perché debba essere posto un limite alla provvidenza di Dio. Perché soltanto 40 miliardi? Più o meno dalle stesse lande giunge un docente di Etica della finanza all’Università Cattolica di Milano e presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi. Questo specialista di cose economiche sostiene che il problema della scarsità di cibo, è un falso problema che si risolve combattendo la speculazione sulle materie prime, la cattiva distribuzione della ricchezza e, soprattutto favorendo l’uscita dalla stagnazione demografica in cui è piombato l’Occidente. 
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