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Su La Repubblica del 7 settembre 2007 è apparsa un’intervista al chirurgo Ignazio Marino, specialista in xenotrapianti, il quale ha narrato che in occasione del primo trapianto di un fegato di Babbuino su un Umano negli USA vi furono forti proteste da parte degli animalisti. Un paziente appena operato, incontrando un gruppo di manifestanti, domandò loro quanti avessero la tessera di donatori d’organi. Nessuno rispose affermativamente. Al che egli domandò se secondo loro i malati dovessero lasciarsi morire.

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La nostra attuale società  ha fatto della classificazione uno degli strumenti principali nella riformulazione della realtà  percepita. Molto spesso la finalità  di tale organizzazione delle cose e dei concetti risponde alle necessità  dell’industria, del mercato, della comunicazione o… dell’occultamento della realtà. Non che vi sia una volontaria cospirazione in questo senso, ma pare che vi sia una sorta di meccanismo, di collegamento, tra necessità  pratiche e modificazione della percezione della realtà. Ad esempio il termine “bistecca” che per molti richiama visioni di succulenti banchetti, cela però la sua origine violenta, non corrisponde nell’immaginario popolare alla realtà , ma ne crea un’altra fittizia ed alternativa (solo di natura gastronomica), etimologicamente sarebbe più corretto dire: “fetta di carne di bove” come recita la radice etimologica beefsteak, o meglio “parte del cadavere di una Mucca sgozzata appositamente”.

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v2_illustrazione.jpgRecentemente Il Corriere della Sera ha pubblicato un curioso articolo dal titolo: “La nuova moda estiva: i “vegansessuali””, il testo riportava i risultati di una ricerca condotta da Annie Potts, direttrice del New Zealand Centre for Human and Animal Studies dell’università  di Canterbury, che mediante l’intervista di 157 persone vegane è giunta a delle conclusioni a suo dire “l’hanno lasciata di stucco”.
La ricerca consisteva nel porre una serie di domande molto varie: da ciò che gli intervistati pensavano del Pollo in batteria alle loro preferenze sessuali, dal tipo di scarpe usate all’importanza degli odori negli incontri erotici. La maggior parte delle donne intervistate (non si parla degli uomini) ha dichiarato che preferisce evitare rapporti sessuali con partners che mangiano la carne di Animali uccisi, e la stampa riporta soprattutto una delle motivazioni addotte da una delle intervistate “Se Feuerbach aveva ragione (“Sei quello che mangi”, N.d.R.), allora dobbiamo preoccuparci dei fluidi corporei di chi si nutre di animali morti, soprattutto quelli sessuali”.

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Una multinazionale petrolifera texana (il gigante ConocoPhillips) ed una grande azienda americana del settore alimentare (la Tyson Foods) hanno raggiunto un accordo per produrre carburante diesel dal grasso di Polli, Maiali e Mucche macellati. Il concetto è semplice: la Tyson Foods massacra Animali nei suoi centri di sterminio, li fa a pezzi, e le parti dei loro cadaveri che non riesce a sfruttare industrialmente, le mette a disposizione del secondo gigante industriale che provvede a trasformarle in biodiesel battezzato “animaldiesel”. La realtà  supera sempre, e di gran lunga, la più fervida immaginazione, in questo caso si è pensato di attuare questo allucinante riciclo per ovviare allo smaltimento delle tonnellate di scarti di cadaveri di Animali uccisi negli scannatoi, e per porre un freno all’impoverimento delle risorse non rinnovabili petrolifere, nonché (e questo pare essere il fiore all’occhiello del progetto dei due protagonisti della vicenda) per abbattere le emissioni di gas nocivi all’atmosfera: “è chimicamente equivalente al diesel – ha spiegato Geoff Webster, della Tyson Foods, alla BBC – Ha meno anidride carbonica, zero zolfo e molti aspetti positivi per l’ambiente”.

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