Si legge in circa: < 1 minutoSi chiama Vegan ed è una beagle “fattrice”, il primo Cane che lascia Green Hill per incontrare la sua famiglia. La sua uscita dal portantino è stato accolto con applausi…
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Chiunque abbia mai sentito seppur lontanamente parlare di veganismo (e non veganesimo come qualcuno si ostina a chiamarlo facendolo pericolosamente somigliare a una religione), lo definirebbe come uno stile di vita che non prevede l’uso di prodotti di origine animale.
Anche molti vegani utilizzano tale definizione e questo, a nostro parere, sta diventando un problema serio, perché rappresenta un errore concettuale di rilevante importanza.
Volendo prestar fede a quanto si asserisce su Wikipedia (ma molte altre fonti forniscono definizioni simili1, lo stile di vita è «un concetto psicologico relativo alla personalità individuale umana, ideato da Alfred Adler, medico e psicologo austriaco che ha dato origine a un ramo della psicologia definito Psicologia Individuale Adleriana»2.
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Articolo pubblicato su: A – Rivista anarchica n° 353, maggio 2010, pagina 48
La via vegana etica per la rivoluzione
“Dopo un seminario sul marxismo o l’anarchismo, gli studenti possono parlare a tavola di rivoluzione mentre mangiano i corpi di animali torturati e uccisi. Dopo un seminario sui diritti degli animali, si trovano spesso a fissare il piatto, mettendo in discussione i loro comportamenti più basilari.”1
Se ci si sofferma a pensare quali siano i pilastri su cui la nostra società ha poggiato le sue fondamenta, immediatamente si pensa al soddisfacimento dei bisogni individuali. Non ci sarebbe alcuna società se non vi fossero tali esigenze. In definitiva mediante una serie di convenzioni, contratti, costrizioni e consuetudini ciascun appartenente ad una società dovrebbe ottenere ciò di cui ha bisogno per vivere.
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E’ più importante dire che “sono vegano” o ha più senso concentrasi sul “io non voglio causare la morte di altri Animali con le mie azioni e voglio far in modo che questo comunque non accada?”. Potrebbe sembrare una sfumatura ma non lo è: è la differenza tra esprimere una propria identità forte e far conoscere le proprie azioni. E non sempre le due cose coincidono. Possono esservi persone umane che si proclamano in un certo modo (cristiano, vegano, razzista) e fanno discendere da questa identificazione (e identità) il loro comportamento o meglio: ad un certo punto della loro esistenza tendono a dare più importanza all’aspetto identitario che all’agire ed alla riflessione sull’agire, “mi comporto così perché sono così”.

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