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Tratto da “20 F.A.Q. sulla decrescita” in “Immaginare la società della decrescita. Percorsi sostenibili verso l’età del doposviluppo“. Bruna Bianchi, Paolo Cacciari, Adriano Fragano, Paolo Scroccaro. Terra Nuova Edizioni, 2012


FAQ n. 11
QUALE POTRÀ ESSERE IL RAPPORTO TRA LA NOSTRA SPECIE E LE ALTRE SPECIE ANIMALI NELLA SOCIETÀ IMMAGINATA DELLA DECRESCITA?

La decrescita presuppone una visione etica estesa a tutto il mondo animale e implica buone pratiche di veganismo

Se realmente s’intende ripensare al modello sociale umano in una prospettiva decrescente, è d’obbligo mettere in discussione sin dalle fondamenta il rapporto che la specie umana ha intrattenuto con le altre specie in primis animali.

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Fonte: ilmanifesto.it/tra-anima-e-animale-una-questione-di-soglie


Tra anima e animale: una questione di soglie

Sempre più vedo il con­fine messo a divi­dere uomo e ani­male come inti­ma­mente con­nesso a una domanda cru­ciale, ine­lu­di­bile per chi abbia avuto in sorte di vivere dopo la Shoah: come si è arri­vati a pro­gram­mare e attuare l’eliminazione indu­striale di milioni di esseri umani, desti­tuen­doli della pro­pria umanità?

Se la moder­nità ci ha reso cie­chi al dolore, alla sop­pres­sione, al con­sumo e allo smal­ti­mento di esseri viventi pro­dotti e pro­ces­sati indu­strial­mente come cose, se non siamo capaci di rico­no­scere e lasciarci inter­pel­lare dal dolore del vivente, come pos­siamo rispet­tare gli esseri umani? Non si tratta solo di un pen­siero ani­ma­li­sta, ma di un ragio­na­mento pie­na­mente poli­tico che — in bilico tra filo­so­fia e scienza, nella defi­ni­zione di ciò che è “uomo” e ciò che non lo è, di ciò che attiene all’umano e di ciò che se ne disco­sta — ci porta a un nodo essen­ziale che si può rias­su­mere nell’invettiva di Scho­pe­n­hauer con­tro l’esclusione degli ani­mali dall’etica kan­tiana: «Sia dan­nata ogni morale che non vede l’essenziale legame fra tutti gli occhi che guar­dano il sole». 

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Da Manifesto antispecista

Dal remoto 2002 (il testo è tratto dal giornale Contropotere – anno 1, numero 4, settembre 2002) alcune considerazioni sul rapporto anarchia – antispecismo.
A giudicare dallo stato delle cose attuale non si sono fatti molti passi avanti.


Fonte: www.ecn.org/contropotere/press/71.htm

Metodo anarchico ed animalismo

Anarchismo e specismo? Due termini che stridono fra loro: semplicemente, l’uno esclude l’altro. La questione animalista è un problema scomodo da porsi… Troppo ben abituati, troppo viziati dall’opulento mercato-fabbrica delle abitudini per poter di colpo rinunciare all’alimentazione ed altre consuetudini cominciando a considerare gli animali come esseri viventi, coscienti, liberi.. Se come anarchici abbiamo rintracciato nella gerarchia un male e ci rendiamo conto di quanto questa sia presente nel vivere moderno, non tutti hanno ancora individuato la più grande, la più presente delle oppressioni, tanto accettata e giustificata da non suscitare nemmeno l’attenzione dei più.. Stiamo parlando di una forma di discriminazione biologica: non è il razzismo, ma lo specismo. Stiamo parlando di un dominio e di una lotta che può vedere come unico vincitore il soggetto più forte ed avanzato. Animali allevati per diventare servi, animali torturati per la scienza, animali uccisi per vestirci, animali uccisi per sfamarci, animali uccisi per divertirci. Bistecche e latticini, lussuriose pellicce, tortura, vivi-sezione e test clinici, circhi e corride, animali-oggetto nelle case dei ricchi borghesi… In nome di cosa? In nome dell’Uomo. Quando espongo le mie idee a molti compagni che si definiscono ”anarchici”, sostenendo che l’uguaglianza deve essere estesa come principio a tutti gli esseri portatori di libertà, e non solo all’uomo, mi trovo di fronte il più delle volte a giustificazioni infantili, ad attacchi ed accuse senza senso, il più delle volte a risposte tipicamente borghesi..

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Da Manifesto antispecista


Su sollecitazione di Ángel Sánchez si pubblica un testo tradotto dall’inglese dalla pagina web: http://animalethics.org.uk/painism.html, ciò per chiarire il concetto di Painismo citato all’interno del testo di “Manifesto Antispecista“. Appena possibile e sarà aggiunta al testo una nota esplicativa sul termine.


Il Painismo (Pain in Inglese significa dolore o sofferenza) è una teoria morale che aiuta a stabilire se un’azione che crea dolore è moralmente giusta o sbagliata. Aiuta a stabilire se compiere o no quell’azione. Il Painismo dichiara che la capacità di sentire dolore è il solo interesse moralmente rilevante – non fattori come il grado di coscienza, razionalità o intelligenza, come in un topo in rapporto ad un cane, o un cane in rapporto ad un umano – e che l’azione morale giusta dovrebbe essere basata sulla diminuzione della sofferenza di quegli individui che soffrono di più.

Il Painismo afferma che:

Antispecismo