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Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno.
Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
George Bernard Shaw
All’ultimo Incontro per la liberazione animale1 tenutosi quest’anno a Stupinigi nei pressi di Torino, ci è capitato di ascoltare le posizioni di molte persone relativamente al veganismo, alcune delle quali, chiaramente sempre in nome della liberazione animale, hanno sottolineato – in estrema e non esaustiva sintesi – l’importanza dell’azione diretta a prescindere dalla questione vegana.
Ascoltare frasi del tipo “un attivista che mangia carne e che libera tre Galline, ha liberato più Animali di una persona che è vegan da tutta la vita” fa male al cuore, come pure al fegato e soprattutto alla causa antispecista.
Non vorremmo mai sentire frasi del genere, tantomeno se pronunciate nel bel mezzo di un workshop in un incontro per la liberazione animale, perché se dalla legittima critica teorica si passa a mettere in dubbio uno dei fondamenti dell’animalismo radicale e dell’antispecismo, c’è sicuramente qualcosa che non va.
Ultimamente si leggono i più svariati articoli (addirittura pubblicati su riviste telematiche antispeciste) che tendono a prefigurare una presa di distanza dal concetto di veganismo, dai presunti “dogmi” della purezza vegan. “Essere vegan non basta.” Sicuramente è vero, sicuramente non basta. Ma bisogna per prima cosa essere davvero vegan per poi avviare una seria e costruttiva critica sul veganismo. A noi pare però che ci siano molte persone che pontificano sul veganismo conoscendolo solo superficialmente, o non conoscendolo affatto. Molte di queste posizioni espresse conducano direttamente al concetto già circolato anni fa che essere vegan in fin dei conti non sia così necessario, e questo è semplicemente assurdo, nonché pericoloso.

Secondo qualche pericoloso incosciente che alberga tra le pieghe del monoteismo, la Terra potrebbe mantenere addirittura 40 miliardi di persone. Il ragionamento, pervaso da allucinazioni, è variamente elaborato, ma nella sostanza confluisce in un presunto detto evangelico secondo cui Dio non potrebbe non aver cura delle sue creature. Non si capisce allora perché debba essere posto un limite alla provvidenza di Dio. Perché soltanto 40 miliardi? Più o meno dalle stesse lande giunge un docente di Etica della finanza all’Università Cattolica di Milano e presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi. Questo specialista di cose economiche sostiene che il problema della scarsità di cibo, è un falso problema che si risolve combattendo la speculazione sulle materie prime, la cattiva distribuzione della ricchezza e, soprattutto favorendo l’uscita dalla stagnazione demografica in cui è piombato l’Occidente. 


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