Categoria: <span>Articoli Veganzetta cartacea</span>


Si legge in circa:
4 minuti

Daniela Messina: vittime

Forse alcuni di voi ancora non sanno che lo stesso civile cinismo ammantato di umanitarismo che permette la tortura e la strage continua di migliaia di Animali nei laboratori del mondo, non ha mai considerato le barriere di specie che invece vengono da sempre ostentate quando si parla di diritti Animali. È recente la notizia secondo al quale si è compiuto un atto di infelice egualitarismo utilizzando cavie umane in Nigeria, come emerso da un’inchiesta di Hauke Goos del settimanale tedesco Der Spiegel (riportata su Internazionale, numero 723, pagina XX; le frasi virgolettate sono citazioni dell’articolo stesso).

Animalismo Articoli Veganzetta cartacea


Si legge in circa:
4 minuti

L’occuparsi di diritti degli Animali, trascendere (non dandole per assodate, ma ignorandole) tutte le problematiche legate alla società  umana, per concentrarsi sulle immensità  del dolore animale causato direttamente da tale società, rappresenta non solo un clamoroso errore strategico, ma anche un pericoloso cedimento concettuale.
Il problema di fondo – a nostro avviso – è la scarsità  di approfondimento della questione prettamente “umana” della filosofia antispecista; mentre sempre più persone possono senza difficoltà  dirsi d’accordo con il concetto di diritti animali, concetto affrontato da autori del calibro di Peter Singer, Tom Regan, Gary L. Francione, Jim Mason, James Rachels – solo per citare i più blasonati – pochi hanno ritenuto opportuno affrontare forse l’aspetto fondamentale dell’antispecismo, sempre citato, ma quasi mai indagato: la liberazione animale.

Antispecismo Articoli Veganzetta cartacea


Si legge in circa:
4 minuti

stabulari.jpgUna reale navigazione su un sito web: “Guida all’acquisto > animali > cani/gatti > cani, provenienza varia > bastardi” e giungiamo a “Marshall BioResources è specializzata nella produzione di Beagle e Cani meticci”: siamo nell’allucinante e schietto mondo dell’allevamento di Animali da laboratorio, ove i Cani vengono “prodotti” e non nascono dalla loro madre (secondo tale visione distorta, non certo secondo la realtà…
almeno per ora, ma le tecniche di clonazione potrebbero presto aprire nuovi fronti etici). Il settore che rappresenta il peggio ma anche la più intima essenza, spogliata da ogni retorica e falsità , dello sfruttamento degli Animali: ovvero la trasformazione ideale di un essere senziente, capace di emozioni e di una socialità  complessa in una “cosa”, una sorta di macchina biologica al servizio del profitto, le cui caratteristiche di sensibilità  vengono sì riconosciute (si parla infatti di “trattamento etico per evitare sofferenze inutili”) ma nel contempo negate come suo diritto. Infatti un trattamento che prevede l’anestesia è definito “umanitario” perché è una concessione di ipocrita pietà  che fa l’Umano sfruttatore verso l’Animale vittima, e non ha nulla a che fare con la soggettività  delle persona animale e la sua volontà  di fuggire la sofferenza e di cercare il benessere e la perpetuazione della sua vita (sarebbe come dire che un neonato umano non ha diritto a non soffrire, ma può solo sperare nel buon cuore dei suoi genitori). Si tratta insomma del mondo sconosciuto ai più (e ben poco pubblicizzato) degli allevamenti forzati di Animali destinati ai laboratori di ricerca medica, cosmetica e scientifica e dei loro luoghi di reclusione, ovvero gli “stabulari” (Vocabolario della Lingua Italiana, Treccani, Roma 1994, “locale annesso a istituti o laboratori di ricerca e sperimentazione zoologica o biologica, in cui si allevano o si ospitano gli animali necessari per gli esperimenti”).

Animalismo Articoli Veganzetta cartacea


Si legge in circa:
5 minuti

Più volte ci è capitato di affrontare il discorso relativo all’identità  dell’animalismo in Italia, e più volte siamo stati costretti a constatare che l’animalismo nel nostro paese nonostante i molti anni di lavoro, di attività  e iniziative, non è riuscito ad elevarsi in alcun modo a movimento. I motivi sono numerosi ed in alcuni casi complessi, la ragione di fondo, però, è in estrema sintesi soltanto una: la mancanza assoluta di principi fondanti condivisi. Sebbene infatti l’animalismo come fenomeno sociale sia presente in Italia sin dalla fine degli anni ’70, nonostante le numerose sigle, gruppi, associazioni, collettivi nati, estinti o tutt’ora presenti nel tentativo di perseguire in vario modo la difesa degli interessi degli Animali (ci limitiamo a dare questa descrizione molto sommaria e generica degli scopi a causa dell’eterogeneità  della “galassia” animalista in oggetto), l’estrema diversità  di posizioni, ovvero la diversità  degli scopi finali, delle metodologie, delle strategie, non ha permesso sino ad oggi la trasformazione di un fenomeno sociale in un soggetto sociale coeso e forte. Per contro, la storia dell’animalismo italiano è costellata di screzi, lotte intestine, diatribe e veti incrociati che ne hanno in gran parte neutralizzato la diffusione sul territorio e l’efficacia dell’azione.

Antispecismo Articoli Veganzetta cartacea