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Con il termine “randagismo” si intende, solitamente, il fenomeno che descrive la condizione di un Animale considerato “da compagnia” – destinato dalla società umana specista a ricoprire un ruolo di supporto e compagnia – smarritosi o abbandonato e che quindi diventa vagante sul territorio. Chiaramente, la condizione di “randagio” è originaria per tutti quegli Animali che nascono già in questa circostanza e vivono, dunque, per tutta la loro vita, ai margini della società umana, vagando in città, piccoli centri abitati o nei loro dintorni in situazioni di dipendenza dagli Umani.

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Il testo che segue è la traduzione dal francese di un vecchio articolo (risalente addirittura al 1991) comparso sulla rivista “Le pigeon voyageur” (“Il Piccione Viaggiatore”) a firma del gruppo LAIR (gruppo che oggi parrebbe non più attivo) e contiene un’interessante riflessione sull’espressione spesso usata nei confronti di chi è vegano e antispecista definito “amico” o “amante degli Animali”.

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Che siano le donne molto più degli uomini a preoccuparsi delle sofferenze degli altri Animali non è solo un luogo comune, perché vi sono molte argomentazioni a supporto di questa asserzione.
Si può cominciare dal fatto che il 70% delle persone vegetariane (quelle vegane sono conteggiate nel numero) secondo stime generalmente accreditate per quanto inevitabilmente imprecise, sarebbero donne: bisogna considerare che si tratta di una scelta fatta sulla base di considerazioni di tipo etico, volta ad astenersi da qualsivoglia violenza anche indiretta contro gli Animali; chi infatti si muove sulla scorta di motivazioni ecologiche o salutiste arriva al più ad una riduzione del consumo di carne, non alla sua abolizione, tanto meno all’eliminazione di tutti i prodotti di origine animale, che abbisogna di motivazioni ben più forti.

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«Le considerazioni religiose di Feuerbach si intrecciavano con quelle politiche: egli sottolineava, infatti, il carattere pericolosamente conservatore della religione; in essa, l’uomo tende a diventare schiavo, a sentirsi dipendente da un’entità superiore, e uno schiavo incatenato nel “mondo delle idee” diventa inevitabilmente anche schiavo nella realtà materiale, quasi come se oltre ad essere schiavo di Dio diventasse anche schiavo di un padrone materiale. Ne consegue che la liberazione politica dell’uomo dovrà per Feuerbach passare per l’eliminazione della religione: infatti, solo dopo la scomparsa della religione l’uomo cesserà di essere schiavo di Dio e, successivamente, dei padroni materiali.

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