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angelo
Fonte: http://annamariamanzoni.blogspot.it/2016/11/il-cane-angelo-randagio-di-calabria.html 


Angelo è il nome dato al cane di Sangineto, provincia di Cosenza, massacrato per gioco da quattro balordi, anzi no, molto peggio:  da quattro ragazzi normali. Nome, quello di Angelo, che riporta ad una contaminazione distrattamente trascurata: quella di un essere umano che è però dotato di parti squisitamente animali, le ali, che, lungi dallo sminuirlo, gli attribuiscono un’essenza soprannaturale, che va oltre l’umano per collegarsi direttamente con il trascendente. Essere che racchiude in sé in modo ben visibile quella animalità, che siamo portati a dimenticare, a disconoscere e a misconoscere: e il cane Angelo, che scodinzolava a quelli che lo bastonavano e non reagiva mentre lo stavano ammazzando a badilate, ma li guardava, indifeso e mite fino all’ultimo respiro, davvero sembra testimoniare di un’essenza tanto più grande della nostra, incomprensibile a chi si limita a ragionare sul registro di azioni e speculari reazioni: azioni che, quando sono violente, generano reazioni che lo sono altrettanto.

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Con il termine “randagismo” si intende, solitamente, il fenomeno che descrive la condizione di un Animale considerato “da compagnia” – destinato dalla società umana specista a ricoprire un ruolo di supporto e compagnia – smarritosi o abbandonato e che quindi diventa vagante sul territorio. Chiaramente, la condizione di “randagio” è originaria per tutti quegli Animali che nascono già in questa circostanza e vivono, dunque, per tutta la loro vita, ai margini della società umana, vagando in città, piccoli centri abitati o nei loro dintorni in situazioni di dipendenza dagli Umani.

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cucciola-sulle-rotaie

Fonte: www.catanzarolive.it

Cane abbandonato in Via Carlo V, lo sdegno dei cittadini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice

Mi faccio portavoce di un malessere diffuso, che ho avuto modo anche io di respirare ieri. Ieri pomeriggio in via Carlo V, nei pressi delle rotaie delle ferrovie calabro-lucane, è stata trovata una cucciola di cane di circa 3 mesi. Pare che gli abitanti della zona la sentissero piangere dalla notte precedente. Sul posto si sono radunate diverse persone attirate dai lamenti e dai pianti. Sono arrivata anche io sempre con il passa parola. La cucciola si è calmata solo quando è riuscita e ripristinare un contatto umano ed è stata fatta oggetto di coccole e carezze una volta recuperata e portata sulla strada. Il problema, che tutti i presenti si sono posti in quella circostanza, a quel punto è stato: “E ora?”. Sono stati allertati con più telefonate i vigili urbani di Catanzaro ed una pattuglia è intervenuta sul posto. I vigili hanno allertato l’ASL affinché intervenisse un veterinario reperibile, ma la risposta di tale veterinario, rimasto ai più ignoto, era che sarebbe intervenuto solo nel caso in cui il cane ritrovato fosse ferito. Per tale motivo non ci avrebbe degnato della sua presenza. Orbene, personalmente ho chiesto ai vigili quale fosse la prassi in queste circostanze ma mi veniva risposto che non vi era una prassi e che al più, il giorno dopo, sarebbe stato chiamato “l’accallappia-cani”. Abbiamo chiesto ai vigili di contattare immediatamente il sindaco e farlo intervenire sul posto, per rendersi conto di quello che quotidianamente i nostri occhi registrano impotenti mentre si spostano su questo territorio ma ci è stato risposto che in quell’ora era difficile trovare il primo cittadino presso il comune.

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