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Cinghiale ucciso dai cacciatori

Grazia Di Michele scrive un articolo interessante e ricco di spunti di riflessione su Huffingtonpost.it. L’articolo – a parte qualche ingenuità come il credere che il capo della Chiesa Cattolica, una delle istituzioni più antropocentriche nella nostra società, possa interessarsi in nome di San Francesco dei diritti fondamentali degli Animali, e l’utilizzo in un articolo che parla di trappole linguistiche del concetto di “arte venatoria” – affronta i vergognosi stravolgimenti concettuali, simbolici e linguistici operati dal mondo  venatorio, per occultare spudoratamente (e con successo) la tragica realtà dei massacri di Animali non umani causati della caccia.


Fonte Huffingtonpost.it

Le trappole linguistiche dell’arte venatoria

Mi perdonerete se questa volta non parlo di musica, ma di un’altra ‘arte’, quella venatoria. La stagione della caccia, infatti, si è aperta anche quest’anno, con tutte le sue stonature.

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Emy Guerra: Panda
Emy Guerra è un’artista vegan che da tempo (dal 2010) collabora con Veganzetta: sue sono la maggior parte delle splendide illustrazioni che si possono ammirare su Veganzetta cartacea, e nelle pagine del sito web eseguite in collaborazione con Konstantin Vohwinkel.
Per tale motivo è con grande piacere che si pubblicano di seguito alcuni suoi lavori grafici e una piccola presentazione.
Grazie Emy per aver dato una forma a molti pensieri. 

ArteVeganzetta


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Morrissey (ex cantante degli Smiths) è in tour in Italia. Da moltissimi anni è una persona vegana etica, e porta avanti i suoi principi con convinzione e tenacia, sfruttando anche la sua notorietà per fare attivismo e propaganda. Il cartello che apre questo articolo è stato esposto ai concerti che sta tenendo attualmente nel nostro Paese.
Morrissey con la sua “meat free zone” ha creato una zona temporaneamente liberata dalla crudeltà, un’area fisica che esiste solo nello spazio temporale del suo concerto, poi svanisce, ma in quel breve lasso di tempo chi “abita” questa zona (che è una nonzona, ma ha un’importanza fondamentale) si astiene volontariamente dal consumo di Animali (perché lo ritiene giusto, o perché vuole vedere il concerto), e non contribuisce alla loro sofferenza e uccisione. Questo esperimento, reso possibile solo dalla fama del suo inventore, è una prova pratica che volendo si può fare controinformazione efficacemente coniugando coerenza e fantasia, che è possibile all’interno di un tessuto sociale specista, discriminatorio e violento, creare una zona dove tutto ciò non esiste, un breve lasso di tempo durante il quale forse qualcuno farà “la connessione”.
Un’iniziativa lodevole e forte, che deve avere tutto il nostro appoggio. Anche altri personaggi famosi (come Paul McCartney) adottano convintamente strategie per la divulgazione del veganismo etico, ma la determinazione di Morrissey è inimitabile.

Beatrice Montini autrice dell’articolo evidenzia però due elementi che non dovrebbero far parte delle nostre argomentazioni:

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Stava uscendo dalla cella quando si levò dalla corte un urlo straziante, come di persona ferita a morte, cui seguirono altri lamenti altrettanto atroci. «Cos’è?!», chiese Guglielmo, sconcertato. «Nulla», rispose l’Abate sorridendo.
«In questa stagione si stanno uccidendo i maiali. Un lavoro per i porcai. Non è di questo sangue che dovrete occuparvi.»

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