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Silvia Zanchetto. Nata nel 1987 a Jesolo, in provincia di Venezia. Si orienta verso studi artistici frequentando la sezione Arti della stampa all’Istituto Statale d’Arte di Venezia. Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di Design e Arti allo IUAV di Venezia dove consegue la laurea in Design della moda. Decide di presentare una tesi di laurea in cui viene messo in evidenza lo sfruttamento di alcune specie di Animali da parte dell’industria della moda e l’insensibilità di un mondo che, se non con rare eccezioni, si preoccupa solo di far fruttare i propri interessi economici senza pensare alle conseguenze che questo ciclo produce sull’intero ecosistema globale.

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Le responsabilità individuali che abbiamo nei confronti degli Animali destinati a essere smembrati e trasformati in oggetto-cibo-merce sono enormi, delegare le nostre decisioni alimentari, pensare che esse siamo estranee a un’etica del rispetto dell’alterità e dell’Animale (anche umano) è un errore imperdonabile. Con questa chiave di lettura diviene un’interessante la riflessione di Paul Roberts proposta di seguito.

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Di seguito è possibile leggere un’interessante ricerca sul “paradosso legato al consumo di carne” e sul concetto di “dissonanza cognitiva“.
Il testo è sicuramente di stimolo per quanto riguarda alcune questioni tipiche del dibattito antispecista, come il concetto di “specismo” e le sue motivazioni psicologiche e sociali, ma le persone umane autrici del testo arrivano a conclusioni probabilmente errate. Infatti affermano che “esistono diversi modi per risolvere il paradosso legato al consumo di carne”: non mangiarla come fanno le persone umane vegetariane, o mangiarla abbassando il concetto che abbiamo degli Animali che finiscono nel nostro piatto. In realtà non si tratta di soluzioni né in uno, né nell’altro caso. Le persone umane vegetariane operano una rimozione o quantomeno un abbassamento del concetto che hanno di alcuni Animali, per poter continuare a consumare alcuni prodotti da loro derivati (si pensi per esempio ai Bovini che forniscono il latte, o alle Galline che forniscono le uova per i latto-ovo-vegetariani), quindi operano lo stesso stratagemma delle persone umane carnivore, anche se con grado diverso.

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Domande: Abbiamo davvero bisogno di ricordarci della forma, del sapore, dell’odore della carne? Che tipo di società potrà mai essere quella in cui si emula – rimpiangendolo – il passato attraverso la tecnologia? Nella Silicon Valley riprodurranno artificialmente anche la faccia devastata e fatta a pezzi di un Agnello, per venderla poi sul bancone di una finta macelleria vegan? Vogliamo proprio diventare del tutto ridicoli?


Fonte agenzia TMNews

Silicon Valley punta sulla “carne finta”

New York, 3 apr. (TMNews) – Anche negli Stati Uniti, dove hamburger, hot dog e pollo fritto sono elementi centrali della tradizione culinaria, aumenta sempre di più la domanda di “carne finta”, alimenti sostitutivi di quelli di origine animale che vanno ben oltre l’idea di apportare la stessa quantità di proteine, ma che puntano a non far rimpiangere il sapore dei chicken nugget e della maionese fatta con le uova fresche.

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