Categoria: <span>Lettere a Veganzetta</span>


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Leone che ruggisce

Matteo Preabianca, lettore di Veganzetta, invia uno scritto in risposta ad una tesi del filosofo Gary W. Levvis sul tema della comunicazione tra Umani ed altre Animali. Buona lettura.


Una risposta alla filosofia di Gary Levvis.

La filosofia ha l’abitudine di usare immagini semplici per porre domande devastanti. Per Ludwig Wittgenstein, l’immagine era quella di un Leone. Se un Leone potesse parlare, rifletté, noi non potremmo comprenderlo.

Nel 1992, il filosofo Gary Levvis prese questa osservazione e la portò alle sue estreme conseguenze, dritto al cuore del movimento per i diritti degli animali non umani. La sua tesi, esposta nel saggio “Why we would not understand a talking lion” (Perché non capiremmo un Leone parlante), rappresenta una sfida diretta a tutto ciò per cui lottiamo.

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cacciatore di spalle con fucile

La psicologa e psicoterapeuta Annamaria Manzoni invia a Veganzetta un suo testo di recente pubblicato sul web che riguarda alcuni aspetti sociali e psicologici dell’oscena pratica della caccia. Buona lettura.


“Il diritto di uccidere un cervo o una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose”1

La critica alla caccia non si limita oggi a particolari modi o tempi, ma è globale nel senso che ne mette in discussione la stessa essenza, la sua liceità, tanto che alcune associazioni hanno promosso una raccolta firme, grazie a cui verrà portata in senato una Proposta di Legge per la sua abolizione. Abolizione, non limitazione nel tempo e nello spazio, nel rilascio di autorizzazioni o nel numero delle specie cacciabili. Abolizione, perché nulla di ciò che questa attività comporta può essere considerato accettabile. Proprio come nulla di accettabile può essere rintracciato nelle guerre, quelle alle quali ci eravamo illusi, nel mondo occidentale, di avere posto fine: le avevamo in realtà solo spostate un po’ più in là, in tutti quei paesi da cui è stato semplice fare filtrare solo rare informazioni, facilmente stipabili nel grande magazzino del rimosso. Per poi risvegliarci un giorno dal torpore e prendere atto che i governi, il nostro e gli altri, non avevano mai interrotto una smisurata produzione di armi. Perché, oggi si sentenzia, si vis pacem para bellum: ignorando la replica all’antico enunciato, secondo cui, invece, se vuoi la pace è la pace che devi preparare. Elementare Watson.

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Una lettera di Matteo Preabianca a Veganzetta descrive la situazione che sta vivendo attualmente il veganismo moderno nel Paese in cui è nato. Una situazione di grave perdita di valori identitari e di radicalità, ampiamente prevista, tenendo conto di ciò che è stato fatto per demolire il messaggio vegano sin dalla sua nascita. L’argomento non è certo una novità, ma la banalizzazione e la deriva commerciale del messaggio vegano originale, pare non abbiano ormai più alcun freno e questo continuo rilancio al ribasso nel tentativo puerile di ottenere i favori della società umana specista, probabilmente arrecherà in breve tempo danni ancora più gravi alla causa della liberazione animale.


Vivendo in uno dei Paesi europei (il Regno Unito) con il tasso più alto di persone vegetariane e vegane1, mi sono reso conto che vi è una sconcertante trasformazione nel modo in cui l’animalismo è interpretato e praticato.

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Lattina incastrata in un muro

Di seguito il racconto di una vicenda a lieto fine e relative considerazioni inviato da Pasquale Stigliano a Veganzetta. Buona lettura.


Stavo tornando a casa con i Cani dopo averli portati a passeggio, quando sento improvvisamente un rumore, come di minuscole mani che grattano su una superficie. Il ritmo concitato subito mi ha fatto pensare a qualcuno che, finito in un pozzo, tentasse invano di risalire. Noto una lattina vuota in un buco di un muretto, e immediatamente penso che lì dentro potrebbe esserci un Animale intrappolato. Porto i Cani a casa e torno. Provo a sbirciare dentro il piccolo contenitore cilindrico, ma non si vede nulla.

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