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Un brano di Anna Maria Ortese sulla tragedia delle stragi di agnelli per la Pasqua suggerito da Paola Re.

E’ tempo di Pasqua. Tutti e due, donna in calzoni e piccino di tre anni, molto delicato, sono in negozio di macellaio. La giovane al banco (molto lucido e festoso) ritira un pacco avvolto in carta azzurrina, e paga, ed è in attesa del resto. Il bambino cammina muto e appresso sotto una serie di corpi squarciati. Chissà che pensa. Eccolo di fronte a un agnello morto, il capino sanguinante.

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coccodrilli-uccisi

“Cinturini” li chiamano i lavoratori e i dirigenti che si occupano dell’uccisione dei Coccodrilli: “cinturini” perché in loro è questo che vedono: il prodotto della loro trasformazione in oggetti di consumo, tanto pregiati quanto inutili. Niente di nuovo sotto il sole: agli Animali, quale che sia la specie di appartenenza, viene negata la natura di esseri viventi, senzienti, sofferenti, belli e speciali come ogni Animale è. Il processo di reificazione comincia subito, molto prima che siano uccisi perché è proprio questo il modo per procedere con noncuranza alla loro eliminazione: non bisogna vedere quello che sono, ma quello che, grazie a noi, diventeranno.

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Annamaria-Ortese

Estratto dell’articolo originale di Elisabetta Rasy

La bestia che parla

Nel 1980 Anna Maria Ortese aveva sessantasei anni e viveva insieme a una sorella malata in un appartamento misero e degradato di una piccola cittadina della Liguria, Rapallo. Le sue condizioni economiche erano cattive e passava i suoi giorni in una condizione di estremo abbandono e solitudine : fu allora che le arrivò da un istituto italiano in Svezia l’invito a un convegno letterario per il quale avrebbe dovuto preparare una relazione sulla sua esperienza di scrittore. 

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