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Piatto vuoto su tavola di legno

Veganzetta da sempre ha privilegiato e proposto una lettura del veganismo come dovere morale nei confronti degli Animali, senza dare particolare peso al diritto che le persone umane vegane hanno di vivere la propria esistenza secondo i canoni morali adottati. In una società umana in cui si parla esclusivamente di diritti e mai di doveri, considerare il veganismo come un dovere morale, è parsa dunque la scelta più giusta e opportuna.
In questo caso si fa una piccola eccezione pubblicando la storia vissuta da una persona umana vegana, che ha subito un chiaro trattamento discriminatorio. Questa storia potrebbe essere utile per cercare di comprendere ancor più che i problemi maggiori che possono incontrare quotidianamente coloro che abbracciano il veganismo con convinzione e coerenza, non sono di natura pratica (cosa mangiare, cosa indossare, ecc.), ma ovviamente di natura relazionale e culturale.

Storie Veganismo


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Semple seduto davanti alla sua "wheelhouse" a Linwood Moss nel 1907

Nella Scozia dei primi del Novecento, un uomo decise di voltare le spalle alla rivoluzione industriale e alle sue comodità per vivere in una tenda. Non era un eremita, ma un profeta della “vita semplice”: Dugald Patterson McDougall Semple. Oggi poco ricordato, fu una figura fondamentale per la nascita del movimento vegano e un filosofo radicale che univa la dieta vegetale a una visione politica basata sulla cooperazione, ispirata dalle teorie dell’anarchico Kropotkin.

Il “fruttariano” che anticipò il veganismo

Nato in Scozia a Johnstone nel 1884, Semple non era destinato a una vita ordinaria. Dopo un apprendistato come ingegnere, scelse la strada dell’autosufficienza. Nel 1907, iniziò a vivere in una tenda e successivamente in un vecchio omnibus, guadagnandosi il soprannome di “uomo della capanna”.¹

Notizie dal mondo Notizie sull'attivismo Veganismo


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Leone che ruggisce

Matteo Preabianca, lettore di Veganzetta, invia uno scritto in risposta ad una tesi del filosofo Gary W. Levvis sul tema della comunicazione tra Umani ed altre Animali. Buona lettura.


Una risposta alla filosofia di Gary Levvis.

La filosofia ha l’abitudine di usare immagini semplici per porre domande devastanti. Per Ludwig Wittgenstein, l’immagine era quella di un Leone. Se un Leone potesse parlare, rifletté, noi non potremmo comprenderlo.

Nel 1992, il filosofo Gary Levvis prese questa osservazione e la portò alle sue estreme conseguenze, dritto al cuore del movimento per i diritti degli animali non umani. La sua tesi, esposta nel saggio “Why we would not understand a talking lion” (Perché non capiremmo un Leone parlante), rappresenta una sfida diretta a tutto ciò per cui lottiamo.

Lettere a Veganzetta


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Una lettera di Matteo Preabianca a Veganzetta descrive la situazione che sta vivendo attualmente il veganismo moderno nel Paese in cui è nato. Una situazione di grave perdita di valori identitari e di radicalità, ampiamente prevista, tenendo conto di ciò che è stato fatto per demolire il messaggio vegano sin dalla sua nascita. L’argomento non è certo una novità, ma la banalizzazione e la deriva commerciale del messaggio vegano originale, pare non abbiano ormai più alcun freno e questo continuo rilancio al ribasso nel tentativo puerile di ottenere i favori della società umana specista, probabilmente arrecherà in breve tempo danni ancora più gravi alla causa della liberazione animale.


Vivendo in uno dei Paesi europei (il Regno Unito) con il tasso più alto di persone vegetariane e vegane1, mi sono reso conto che vi è una sconcertante trasformazione nel modo in cui l’animalismo è interpretato e praticato.

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