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Riceviamo la notizia e rigiriamo.
Presentazione 6° Incontro per la Liberazione Animale
Sono passati ormai anni da quando Shac-Italia, il Coordinamento Chiudere Morini, Distruggere Parrelli, AntiPharmacia e la campagna NoRBM hanno realizzato le prime situazioni di base oppositrici allo sfruttamento animale al di fuori dei canali associazionisti che si appellano all’ampliamento dei diritti all’interno della società umana del dominio; in quel periodo vediamo cominciare a livello pubblico, nella forma autonoma di tali campagne di pressione, quel percorso di liberazione inaugurato dal Fronte Liberazione Animale decenni fa con le azioni dirette.

Più volte ci è capitato di affrontare il discorso relativo all’identità dell’animalismo in Italia, e più volte siamo stati costretti a constatare che l’animalismo nel nostro paese nonostante i molti anni di lavoro, di attività e iniziative, non è riuscito ad elevarsi in alcun modo a movimento. I motivi sono numerosi ed in alcuni casi complessi, la ragione di fondo, però, è in estrema sintesi soltanto una: la mancanza assoluta di principi fondanti condivisi. Sebbene infatti l’animalismo come fenomeno sociale sia presente in Italia sin dalla fine degli anni ’70, nonostante le numerose sigle, gruppi, associazioni, collettivi nati, estinti o tutt’ora presenti nel tentativo di perseguire in vario modo la difesa degli interessi degli Animali (ci limitiamo a dare questa descrizione molto sommaria e generica degli scopi a causa dell’eterogeneità della “galassia” animalista in oggetto), l’estrema diversità di posizioni, ovvero la diversità degli scopi finali, delle metodologie, delle strategie, non ha permesso sino ad oggi la trasformazione di un fenomeno sociale in un soggetto sociale coeso e forte. Per contro, la storia dell’animalismo italiano è costellata di screzi, lotte intestine, diatribe e veti incrociati che ne hanno in gran parte neutralizzato la diffusione sul territorio e l’efficacia dell’azione.
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