Categoria: <span>Antispecismo</span>


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cardellinoAlcune parole hanno un significato più complesso di quello che può sembrare a prima vista. Secondo Roland Barthes, ad esempio, si devono considerare due livelli per creare il significato: quello denotativo che è il livello di base, descrittivo e costituisce il significato reale di un termine, e quello connotativo, costituito dai significati associati, che collega il termine a campi diversi della nostra cultura, rimanda cioè ad atteggiamenti o informazioni particolari. In pratica, nel linguaggio comune a ogni parola può essere attribuito sia un significato denotativo, sia uno o più significati connotativi.

Un artificio retorico usato nel mondo animalista per dimostrare il condizionamento profondamente antropocentrico imposto dalla nostra cultura consiste nel dire a un nostro interlocutore “tu sei un Animale”. La sua reazione (spesso si sente offeso) consente di dimostrargli come il significato spregiativo assunto dal termine Animale (livello connotativo) non sia altro che il frutto di un modo di pensarci del tutto innaturale, costruito (e pertanto culturale), che induce a considerarci in modo completamente separato rispetto alle altre individualità che appartengono al regno animale, cui in realtà apparteniamo. L’aspetto descrittivo, ossia il livello denotativo di quella frase, neutro di per sé, non passa semplicemente in secondo piano, ma viene celato dalla nostra cultura, e può essere recuperato solo grazie allo sforzo di un ragionamento ulteriore.  

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Il 6, 7 e 8 settembre presso il presidio NO TAV di Venaus in Val di Susa si terrà il IX Incontro di Liberazione Animale, un incontro per molti aspetti pieno di anomalie: sopra tutte l’assenza della quasi totalità dei maggiori gruppi, delle associazioni e dei coordinamenti che si occupano di liberazione animale in Italia. La domanda che ci si può legittimamente porre quindi sarebbe “a cosa serve un incontro del genere dove chi si occupa di liberazione animale e antispecismo non partecipa?”. Ovviamente non serve a nulla, ma il vero problema che ha causato tale situazione assurda, è la profonda spaccatura esistente nel nostro paese tra le realtà antispeciste e liberazioniste operanti sul territorio.

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Da Campagne per gli animali


Di seguito la lettera dell’avvocato Carlo Prisco che ha rappresentato Associazione D’Idee Onlus davanti al giurì di IAP per la vicenda della censura alla pubblicità “CHI mangi oggi?”.

Le considerazioni di Prisco sono importanti e prefigurano una novità nel confronto/scontro culturale tra l’etica antispecista e istituzioni speciste: anche se non ha voluto entrare formalmente nel merito del messaggio antispecista, il Giurì di IAP ha riconosciuto la valenza del messaggio etico veicolato dalla pubblicità. Vale quindi la pena di leggere la parte finale della pronuncia integrale del Giurì 32/2013 che di sicuro costituisce una novità assoluta nel campo della comunicazione e della pubblcità in Italia.


Con la motivazione della decisione del 31 maggio in relazione alla campagna di affissioni “chi mangi oggi” il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria  conferma di non essersi addentrato nel merito della vicenda, avendo considerato assorbenti le questioni di rito che erano state contestate a seguito dell’opposizione promossa da Associazione di Idee Onlus. Nonostante quanto sopra il Giurì, presieduto dal Prof. Avv. Antonio Gambaro, ha dimostrato di aver recepito il valore etico e sociale del messaggio diffuso da Campagne per gli Animali e Associazione di Idee, sottolineando che: “il tema affrontato […] ha un forte rilievo nel cambiamento in atto della sensibilità culturale con cui si tende a porre il rapporto uomo-animale”. 

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Fonte: Asinusnovus


Tre passi avanti e due indietro. Una risposta a Caffo

di Marco Maurizi

Sono rimasto molto sorpreso, e negativamente, dall’articolo di Leonardo Caffo intitolato Il terzo antispecismo. Stato dell’arte e proposta teorica, pubblicato sul blog “minima et moralia”. Leggere Caffo è sempre una ventata di novità, si percepisce una ricerca – spesso quasi un’esigenza viscerale – di nuove strade e questo è un’ottima cosa, soprattutto in un ambiente, come quello “animalista”, dove c’è un po’ troppo la tendenza a fossilizzarsi su slogan ripetuti ad nauseam. Lo stile ironico dell’autore, poi, rende la lettura sempre piacevole, il che non guasta. Purtroppo in questo caso l’articolo, nonostante un promettente inizio, cede ad una vis polemica che manca clamorosamente il suo oggetto e rischia di confondere invece che di chiarire la posta in gioco degli attuali dibattiti interni all’antispecismo. Insomma, ciò che manca in questo intervento è proprio un’adeguata ricognizione dello “stato dell’arte”, inadeguatezza che rende anche la “proposta teorica” alquanto dubbia nelle premesse e nelle conseguenze. 

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