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Anche quest’anno il cinema del periodo natalizio è caratterizzato dalla presenza di una favola che porta nelle sale migliaia di famiglie. Si tratta dell’ennesima trasposizione cinematografica del celeberrimo libro di Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, scritto tra il 1881 e il 1883. Da oltre un secolo, le avventure del burattino hanno tenuto impegnata la critica letteraria che ne ha dato interpretazioni dal punto di vista sociologico, psicanalitico, esoterico, religioso. I bambini e le bambine di tutto il mondo semplicemente si divertono a leggerle e guardarle.

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Antoine de Saint-Exupery fa incontrare il Piccolo Principe con una Volpe che incredibilmente gli chiede di essere addomesticata. Una Volpe umanizzata che autolesionisticamente offre la propria libertà e la propria dignità di essere selvatico al piccolo Umano. Addomesticare vuol dire creare legami secondo l’autore, in realtà significa solo sottomettere, controllare e dominare; ma tutto ciò non compare nel dialogo tra i due: l’addomesticazione è spacciata come creazione di un legame esclusivo, importante, intimo e condiviso. Nulla di più falso.
Le favole e i racconti per bambini sono molto spesso veicolo di concetti specisti e violenti, atti a creare una vera e propria pedagogia del dominio, abituando e istruendo i più piccoli a essere ingiusti, insensibili e spietati nei confronti degli Animali: la proposta della Volpe, il suo atteggiamento bonario nei confronti dei cacciatori, la sua visione del mondo, il rito, le rose e i bruchi uccisi con noncuranza dal Piccolo Principe sono degli esempi eclatanti. Almeno le Rose “erano a disagio”.

Il Piccolo Principe
di Antoine de Saint-Exupery
Capitolo XXI

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.

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