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Piatto vuoto su tavola di legno

Veganzetta da sempre ha privilegiato e proposto una lettura del veganismo come dovere morale nei confronti degli Animali, senza dare particolare peso al diritto che le persone umane vegane hanno di vivere la propria esistenza secondo i canoni morali adottati. In una società umana in cui si parla esclusivamente di diritti e mai di doveri, considerare il veganismo come un dovere morale, è parsa dunque la scelta più giusta e opportuna.
In questo caso si fa una piccola eccezione pubblicando la storia vissuta da una persona umana vegana, che ha subito un chiaro trattamento discriminatorio. Questa storia potrebbe essere utile per cercare di comprendere ancor più che i problemi maggiori che possono incontrare quotidianamente coloro che abbracciano il veganismo con convinzione e coerenza, non sono di natura pratica (cosa mangiare, cosa indossare, ecc.), ma ovviamente di natura relazionale e culturale.

Storie Veganismo


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Assistendo alla presentazione del libro Fenomenologia della compassione di R. Acampora a cura di Massimo Filippi e Marco Maurizi tenutasi al Veganch’io 2008, è stato interessante constatare come Acampora consideri la questione della cessione dei diritti acquisiti ad altri che ne sono privi (nel nostro caso gli Animali). I curatori infatti parlavano della concessione dei diritti come atto intrinsecamente specista, una considerazione assolutamente condivisibile. La posizione di dominanza di chi concede dei diritti acquisiti ad altri è indubitabile.

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