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Storie di Umani e Animali. “La cerbiatta” di Grazia Deledda, premio Nobel nel 1927, ci porta dritti al cuore del rapporto che spesso costruiamo con gli altri Animali per salvarci dalla disperazione. In questo racconto un vecchio proprietario terriero cerca, nell’amicizia con una cerbiatta, una via di fuga al dolore. Un dolore che sembra placarsi soltanto davanti allo sguardo dell’Animale che gli ricorda quello dell’amata figlia scomparsa. Crediamo che “La cerbiata” sia, oltre che un bel racconto, anche un ottimo spunto di riflessione su come a volte ci poniamo nei confronti degli altri esseri viventi. Spesso, nel momento in cui ci avviciniamo a loro guardandoli per quello che sono e non per quello che siamo abituati a credere che siano, essi sono in grado non solo di cambiare il nostro modo di pensare ma anche, a volte, di salvarci la vita.

Francesco Cortonesi


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Non c’è la matematica certezza che sia lui, ma quasi. Molti esperti sono sicuri infatti che il Beluga, filmato nei giorni scorsi dalla squadra di rugby del Sudafrica in gita al Polo Nord, mentre insegue e riporta una palla ovale, non sia altro che Hvaldimir, lo stesso Beluga avvistato per la prima volta con l’imbracatura per fotocamera etichettata “Equipaggiamento di San Pietroburgo” (ne parlammo nell’articolo La storia del Beluga spia dei russi) e successivamente che riportava un cellulare caduto in acqua a una turista.

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pesce che subisce il tethering

Questa fotografia, scattata nell’agosto del 2019 dalla celebre fotoreporter Jo-Anne McArthur, ci mostra tutto l’orrore del tethering. È stata scattata in un mercato ittico di Taipei e ritrae la “tecnica” utilizzata per rendere i Pesci più appetibili agli acquirenti. I Pesci vengono legati ancora vivi a mezzaluna, con una corda che va dalla bocca alla coda e poi esposti sui banconi. Il loro corpo è quindi forzatamente arcuato e la corda lentamente taglia la loro carne. Dopo un po’ il sangue inizia a fuoriuscire anche dalla bocca e per questo si sceglie una corda rossa, in modo da renderla meno invasiva per i clienti più “sensibili”. Sembra assurdo, ma è così.

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