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Delfini soldato usati dalla marina militare russa

Decima parte dell’articolo Anche gli Animali soffrono la guerra


Nei giorni scorsi la notizia che la Russia avrebbe schierato alcuni Delfini “spia” nella guerra contro l’Ucraina è stata confermata anche dalle immagini satellitari. Nel porto di Sebastopoli si notano chiaramente due recinti che, anche in altri Paesi come il Giappone, vengono utilizzati per detenere i Cetacei.

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Hvaldimir sta bene

Torno dopo un po’ di tempo, ad aggiornarvi sulla storia di Hvaldimir.
Per chi non lo ricordasse o non avesse mai sentito parlato di questa vicenda, Hvaldimir è il Beluga che due anni fa, nell’aprile del 2019, fu trovato in un tratto di mare, tra le isole Rolvsøya e Ingøya nel nord della Norvegia, con indosso una strana imbragatura da “spia” (una bretella di cuoio con tanto di custodia per telecamera subacquea e una scritta che dichiarava “attrezzatura di San Pietroburgo”) che sembrava chiedere di essere liberato. Una volta tolta l’imbragatura, il Beluga, soprannominato appunto, Hvaldimir in virtù della sua presumibile “appartenenza” a una base militare russa, decise di rimanere nelle acque norvegesi, dove vive ancora oggi.

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Aggiornamento 8 luglio 2020 sulla storia del Beluga Hvaldimir.

Non occorreva essere veggenti, c’era da immaginarselo che alla fine sarebbe successo. Evidentemente la storia di Luna, l’orca che dopo aver fatto amicizia con gli umani, nel 2006 è rimasta uccisa, travolta da un rimorchiatore (abbiamo raccontato la sua storia qui) non ha insegnato molto. Il copione infatti si ripete. Anche Hvaldimir ora è stato ferito. E adesso (forse un po’ troppo tardi, verrebbe da dire con amara ironia) alle persone umane viene chiesto di non avvicinarsi.

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Non c’è la matematica certezza che sia lui, ma quasi. Molti esperti sono sicuri infatti che il Beluga, filmato nei giorni scorsi dalla squadra di rugby del Sudafrica in gita al Polo Nord, mentre insegue e riporta una palla ovale, non sia altro che Hvaldimir, lo stesso Beluga avvistato per la prima volta con l’imbracatura per fotocamera etichettata “Equipaggiamento di San Pietroburgo” (ne parlammo nell’articolo La storia del Beluga spia dei russi) e successivamente che riportava un cellulare caduto in acqua a una turista.

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