Dizionario animalista: lettera U


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Testo tradotto e liberamente interpretato dall’originale pubblicato su www.humanemyth.org
Traduzione e adattamento a cura di Costanza Troini 


Utilitarismo – Utilitarianism

Un approccio all’etica animale sostenuto dal filosofo Peter Singer, consulente di numerose organizzazioni di difesa degli animali di primo piano. L’utilitarismo di Singer si basa sull’idea che il bene e il male sono determinati non da un principio o da un codice di valori (in inglese), ma dalle conseguenze delle nostre azioni. In termini semplici, i fini giustificano i mezzi. Ciò ha implicazioni problematiche per una causa basata sulla giustizia e la compassione.

Mentre Singer crede che dovrebbero essere considerati gli interessi di entrambi umani e non umani, e che dovremmo generalmente prendere decisioni che privilegino le priorità e riducano il dolore per il maggior numero di soggetti, il filosofo non parla in termini di diritti individuali per qualsiasi essere, umano o non umano. Ciò apre la porta all’idea che, nelle giuste circostanze, è accettabile usare gli altri come mezzo per un fine, anche se tale uso implica la perdita della vita di qualcuno.

Singer chiarisce che, secondo la sua filosofia, l’uso e l’uccisione di altri animali non è di per sé sbagliato dal punto di vista morale e che possono persino avvenire per soddisfare un “lusso”. In un’intervista pubblicata in una rivista nel 2006 ha affermato: “Posso immaginare un mondo in cui le persone mangiano principalmente cibi vegetali, ma occasionalmente si concedono il lusso delle uova ruspanti, o forse anche della carne di animali che vivono una vita felice in condizioni naturali per la loro specie, e poi vengono uccisi con metodi umani nella fattoria stessa”.

Quindi, sebbene l’organizzazione di Singer sia chiamata “Animal Rights International”, e lui venga frequentemente e per errore descritto come il “padre dei diritti degli animali“, potrebbe essere più accurato descriverlo come il padre del mito umanitario.

Gli insegnamenti di Singer hanno convinto molti a credere che vivere secondo un codice di valori (in inglese) è poco più che indulgenza nel senso di purezza personale, e che coloro che veramente si prendono cura degli animali devono essere disposti a mettere da parte i loro valori e ad adottare come approccio “il fine giustifica i mezzi” a servizio di un maggior beneficio. Ciò ha portato molti attivisti per gli animali a raccomandare al pubblico prodotti animali “umani” e pratiche di allevamento che in realtà violano i loro valori personali, presumibilmente perché così facendo “riducono la sofferenza” più di quanto farebbero con un approccio centrato sui valori.

La misura in cui Singer è disposto ad approvare l’uso, il dominio e la manipolazione degli altri è notevole per chi pretende di essere un sostenitore della compassione e della giustizia. Ad esempio, ha parlato favorevolmente di polli geneticamente modificati senza cervello, senza ali, e di altri “miglioramenti” che rimuoverebbero le caratteristiche comportamentali come l’istinto di nidificare, il tutto come mezzo per “ridurre la sofferenza” (in inglese).

Come sottolineano i critici, la facilità di Singer nel presumere il privilegio di alcuni nel determinare la vita di chi è degna di essere vissuta, e di chi non lo è, diventa una questione di grande preoccupazione quando influenza le norme culturali, o viene messa in pratica sotto forma di politiche che riguardano effettivamente la vita di individui vulnerabili. Le sue argomentazioni a favore dell’eutanasia di neonati con difetti alla nascita, per esempio, hanno suscitato accese proteste e condanne (in inglese) da parte di chi difende i diritti delle persone diversamente abili.


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