Cooperativa Autogestionada Vegana


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A Barcellona sta prendendo forma un progetto lavorativo interessante: si tratta della Cooperativa Autogestionada Vegana (Cooperativa Autogestita Vegana) o C.A.V., mediante la quale le persone umane che vi aderiscono potranno realizzare una serie di iniziative lavorative che rispettino gli ideali in cui si riconoscono. Ce ne parlano brevemente Roberto, Luis e Ale, che hanno ideato e fondato la cooperativa.

Intervista e traduzione a cura di Veganzetta


Raccontateci perché è nata la C.A.V.

La C.A.V. è un progetto che sta ancora nascendo ed è formato da tre persone umane (per il momento) che si sono prefisse di poter vivere del proprio lavoro svolto liberamente e in completa autonomia, in una modalità alternativa al classico lavoro salariato o imprenditoriale e soprattutto svolgendolo rimanendo coerenti con gli ideali in cui credono e per i quali lottano quotidianamente.
Alcune/i di noi, essendo di estrazione proletaria, hanno passato più di metà della propria vita svolgendo lavori salariati e tradizionali che ci costringevano a scendere a continui compromessi con i nostri ideali, ora abbiamo deciso di avviare questa nuova esperienza proprio perché non desideriamo più avere un “padrone”, né esserlo per qualcuno aderendo a un modello sociale e culturale che non ci appartiene.

Si tratta di un progetto totalmente vegano e antispecista?

E’ un progetto vegano, vorrei rispondere che lo è al cento per cento, ma nel sistema sociale ed economico in cui viviamo, ciò è irreale e le situazioni con cui spesso ci si confronta non sono sempre eticamente accettabili come vorremmo: il progetto è e sarà sempre fondato su valori antispecisti – semplicemente perché non concepiamo la realtà in altro modo – e tenteremo quindi di escludere dalla nostra iniziativa tutto ciò che proviene e significa sfruttamento animale in tutte le sue forme e varianti.

Quale futuro immaginate per la C.A.V.?

Abbiamo molte idee in cantiere, una di queste è riuscire a vendere ciò che cuciniamo direttamente in vari luoghi come mercatini, fiere e feste di diversa natura creando aggregazione. Ci piacerebbe anche avere un nostro locale come punto di riferimento perché concepiamo la C.A.V. come un progetto votato al confronto sociale: una realtà che stimoli la libera circolazione delle idee attraverso corsi, incontri, discussioni. Non si tratta unicamente di un progetto di vendita di cibo vegano o lavorativo in genere, ma intendiamo stabilire un tipo di relazione diretta con le persone umane che normalmente non si instaura tra semplici venditori e compratori: attraverso il cibo o qualsiasi altro nostro lavoro si potrebbero veicolare idee e fondamenti etici di immediata applicazione come la solidarietà, l’empatia, o il mutuo appoggio.


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