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(Blue era rimasto solo nel recinto, dopo che gli avevano portato via la compagna.)
La cosa più impressionante era che nei grandi occhi scuri di Blue c’era uno sguardo nuovo, più doloroso dell’espressione della disperazione: uno sguardo di disgusto per gli esseri umani, lo sguardo dell’odio. Ed era strano ciò che lo sguardo dell’odio produceva: gli dava per la prima volta l’aspetto di una bestia. Ciò che significava era che egli aveva innalzato una barriera per proteggersi da altre violenze.
E così Blue rimase uno splendido elemento del nostro paesaggio, così sereno a vedersi dalla finestra, bianco contro il verde dell’erba.Una volta venne a trovarci un amico che, guardando il rilassante panorama, disse: “non poteva mancare un cavallo bianco, l’immagine stessa della libertà”. Ed io pensai, sì, gli animali sono costretti a diventare per noi nient’altro che immagini di ciò che una volta così meravigliosamente esprimevano. E noi beviamo latte da cartoni che mostrano mucche contente, della cui vera vita non vogliamo sapere nulla,mangiamo uova di galline felici e mastichiamo hamburger pubblicizzati da bravi tori che sembrano richiedere il proprio destino.
Parlando di libertà e giustizia per tutti nel futuro, ci sedemmo a mangiar bistecche. “Sto mangiando miseria” pensai mentre prendevo il primo boccone. E lo sputai.
Ultimo capoverso da “Chi è Blue”, Alice Walker
Bellissima citazione, grazie Cris!