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Proponiamo di seguito un frammento del testo di Carol J. Adams tradotto in italiano ma cura della redazione di Liberazioni.
Fonte: www.liberazioni.eu/wp-content/uploads/2019/10/Adams-lib01.pdf
Carol J. Adams
Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne
Non è irragionevole supporre che la prima metafora fosse animale.(John Berger, Perchè guardare gli animali?)
Maneggiò il mio seno come se ne stesse facendo una polpetta. (Mary Gordon, Final Payments)
Era impossibile soffermarsi a lungo senza cadere in uno stato d’animo filosofico o sentimentale, senza cominciare a mettere in gioco simboli e metafore, senza udire lo stridio di maiale di tutto l’universo. (Upton Sinclair, La giungla) (1)
Una prospera creatura sessuata è adagiata accanto al suo drink: indossa solo gli slip di un bikini ed è abbandonata su un’ampia poltrona, con la testa reclinata in modo seducente sopra un elegante merletto ricamato. Un drink invitante con una scorza di limone l’attende sul tavolino. Tiene gli occhi chiusi; la sua espressione comunica piacere, rilassamento, lussuria. Si tocca tra le cosce, concentrata nella masturbazione. Anatomia della seduzione: oggetto sessuale, drink, camera accogliente, attività erotica; la formula è completa. Ma non è una donna che prova a sedurci, è un maiale. È Ursula Hamdress, che fece la sua apparizione su Playboar, una rivista che si autodefinisce «il Playboy dell’allevatore di maiali» (2). Come si può spiegare in questa immagine pornografica la sostituzione di una donna con un animale non umano? Costei ci sta invitando a stuprarla o a mangiarla?
Nel 1987 ho presentato Ursula Hamdress nella sessione intitolata Sexual Violence: Representation and Reality nell’ambito di un incontro su Feminism and Its Translations presso la Princeton’s Graduate Women’s Studies. Nello stesso mese, a meno di 60 chilometri di distanza, tre donne vennero trovate incatenate nello scantinato della casa di Gary Heidnik a Filadelfia. In cucina, parti del corpo di una donna furono rinvenute nel forno, in una pentola, sulla stufa e nel freezer. Le gambe e le braccia erano state mangiate da un’altra donna prigioniera costrettavi dal carceriere. Una delle sopravvissute raccontò che, durante la prigionia, Heidnik la violentò più volte, mentre era incatenata (3).
Penso che tra Ursula Hamdress e le donne rapite, violentate e mangiate da altre per ordine di Heidnik esista un nesso legato alla sovrapposizione di immagini culturali di violenza sessuale sulle donne e di frammentazione e smembramento della natura e del corpo nella cultura occidentale (4). In questo contesto, un posto di primo piano spetta alla rappresentazione culturale della macellazione degli animali, poiché l’alimentazione carnea è il modo più frequente attraverso cui interagiamo con loro. La macellazione è ciò su cui si fonda il carnivorismo: rappresenta lo smembramento letterale degli animali e, al contempo, l’affermazione della nostra separazione intellettuale ed emotiva dal desiderio animale di vivere. La macellazione come paradigma offre anche un punto di partenza per una comprensione più profonda delle ragioni delle molteplici sovrapposizioni di rappresentazioni culturali.
Note:
1) Le epigrafi sono tratte rispettivamente da John Berger, Perché guardare gli animali?, in Sul guardare, trad. it. di M. Nadotti, Bruno Mondadori, Milano 2003, p. 6; Mary Gordon, Final Payments, Random House, New York 1978, p. 119; Upton Sinclair, La giungla, trad. it di M. Maffi, Il Saggiatore, Milano 2003, p. 62.
2) «The Beast: The Magazine That Bites Back», n. 10, Estate 1981, pp. 18-19.
3) Heidnik fu condannato per due omicidi di primo grado, sei rapimenti, cinque stupri, quattro lesioni aggravate e, un’altra volta, per rapporto sessuale deviato contro la volontà della vittima.
4) Sebbene le pensatrici femministe abbiano esaminato le corrispondenze tra il trattamento riservato dalla scienza occidentale alla natura e alle donne in senso generale (si veda, ad es., Carolyn Merchant, La morte della natura. Le donne, l’ecologia e la rivoluzione scientifica, trad. it. di L. Sosio, Garzanti, Milano 1988) come pure le somiglianze più specifiche tra donne e degli animali (cfr., ad es., Susan Griffin, Woman and Nature: The Roaring Inside Her, Harper & Row, New York 1978), nessuna ha considerato esplicitamente il significato della sovrapposizione delle rappresentazioni delle donne e degli animali macellati. Nonostante ciò, le analisi femministe delle metafore usate dai primi scienziati moderni a proposito della natura mostrano la visione “sessualizzata” che questi avevano della natura e degli animali.
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