Si legge in circa: 2 minuti
Questa fotografia, terribile, è la vincitrice del premio come miglior foto singola del Worldpress Photo 2019 nella sezione Natura. È stata scattata lo scorso aprile a Covasna, nei Carpazi orientali, in Romania dal fotoreporter della BBC Bence Màtè. Mostra la fine che fanno le Rane usate per l’alimentazione. Le Rane vengono catturate in primavera quando maschi e femmine s’incontrano per accoppiarsi e deporre le uova.
Subito dopo vengono mutilate. Le zampe posteriori (ossia le parti del corpo delle Rane che vengono commercializzate) sono infatti recise immediatamente, quando le Rane sono ancora vive, dopodiché gli Animali vengono gettati nuovamente nei laghetti dove muoiono, per forza di cose, tra atroci tormenti. In questa fotografia due Rane sembrano addirittura abbracciarsi per farsi forza tra loro, mentre le altre, tutte con gli occhi aperti, vanno verso il fondo senza alcuna possibilità di reagire.
Al contrario di quanto si possa tendere a pensare, la produzione di carne di Rana è un’attività estremamente remunerativa che frutta circa 40 milioni di dollari ogni anno e sono numerosi i Paesi europei che partecipano a questo commercio. Uno di questi è l’Italia. Nella nostra penisola sono abbastanza frequenti le sagre paesane che propongono le Rane come cibo, inoltre molto spesso si trovano anche sui banchi delle pescherie. Qui vengono etichettate come “filetti”(anche se non lo sono), perché i consumatori abitudinari prediligono la parte terminale del busto e le cosce, mentre quelli occasionali non sono molto attratti dall’idea di mangiare zampe. Come sempre accade, la maggior parte delle persone umane ignora la realtà della terribile morte degli Animali di cui si nutre e s’illude che non ci sia alcuna forma di sofferenza. In realtà una Rana può impiegare anche alcuni giorni a morire una volta mutilata. In Italia le Rane non godono di alcuna empatia, tanto che ancora oggi le campagne di protezione degli Anfibi (Rane e Rospi principalmente) sono viste dalla popolazione come operazioni “stravaganti”.
Francesco Cortonesi
Fonti:
www.worldpressphoto.org/collection/photo/2019/37701/1/Bence-Mate
Se ti è piaciuto questo testo aiuta Veganzetta a continuare il suo lavoro. Grazie.
| Iscriviti alla Newsletter di Veganzetta |
Questo contenuto non può essere utilizzato per istruire l’Intelligenza Artificiale.


Non sembra neppure una fotografia ma un fotogramma di un cartone animato dell’orrido.
E’ la solita frase fatta ma è vera: non c’è limite alla mostruosa fantasia di Homo Sapiens.
Trovo assurdo che ancora oggi per alimentarci IMPONIAMO a individui di nascere, essere schiavizzati, torturati, ridicolizzati, per poi fare una morte orribile…ci riteniamo esseri evoluti ma io vedo solo un popolo a livello AIMÉ materiale evoluto ma a livello umano siamo rimasti al era della pietra… lo trovo VERGOGNOSO
non c’è niente da da fare o si è empatici o non lo si è
addirittura la gente pensa che le aragoste buttate nell’acqua bollente non soffrano. ci sono articoli “scientifici” dove scrivono ma il tal animale soffre?..robe da pazzi, capisco l’ignoranza ed egoismo della gente comune ma gli scienziati che scrivono certe cose cos’hanno due neuroni in testa?
L’empatia è una capacità che va insegnata, acquisita e sviluppata. Si può nascere empatici, ma lo si può anche diventare successivamente se il contesto in cui si vive lo permette. La nostra purtroppo è una società crudele e specista che non permette alcuno sviluppo empatico nei confronti degli Animali e anzi tende a generare soggetti spietati e sadici verso chi non si può difendere.