“Meat is murder” compie 35 anni

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

 

Meat Is Murder è il secondo album in studio della band inglese The Smiths. Pubblicato l’11 Febbraio 1985 dalla Rough Trade Records, raggiunge la vetta della classifica inglese, rimanendoci per 13 settimane consecutive: un record per una band che ha sempre pensato e agito fuori dagli schemi restando lontana dal panorama pop commerciale degli anni Ottanta.
Rispetto all’album precedente, quest’opera introduce posizioni politiche più nette e impegnate, scatenando un’invettiva contro l’amministrazione di Margareth Thatcher e la monarchia inglese.
Nonostante il titolo, il veganismo non costituisce il tema centrale dell’album, trovando posto solo nella canzone dal titolo omonimo, ma è interessante considerare il contesto di tutte le tracce e persino dell’immagine di copertina che presenta un soldato tratto dal documentario di Emile de Antonio In the Year of the Pig, del 1968. La scritta “Meat Is Murder” sull’elmo del soldato è stata riportata al posto di quella originale, “Make War Not Love”. A proposito di ciò, il leader della band Morrissey, intervistato da Melody Maker nel 1985, afferma: «E’ il nesso (tra il soldato in copertina e Meat is Murder, N.d.R.) che sento a proposito dei gruppi animalisti che drammaticamente non fanno alcun progresso perché la maggior parte dei loro metodi sono molto pacifici, escludendo una o due cose. Mi sembra che quando qualcuno tenta di cambiare le cose in maniera pacifica, in realtà sta solo perdendo il suo tempo. E mi sembra che ora come ora, l’immagine della copertina dell’album illustra, spero, l’unico modo che possiamo usare per sbarazzarci di cose come l’industria della carne, o come le armi nucleari, ed è davvero quello di dare alle persone un assaggio della loro stessa medicina».

La scelta di cambiare la scritta non è casuale perché in guerra l’Umano perde ogni traccia della sua umanità ed è la guerra a fornire l’esempio più radicale di quella violenza tangibile in diversi ambiti della società che fungono da tasselli di un puzzle inquietante: studenti vessati da un sistema scolastico incompetente e crudele (The Headmaster Ritual, Barbarism Begins At Home), ragazzi vittime di bullismo (Rusholme Ruffians), innamorati non corrisposti (I Want The One I Can’t Have, Well I Wonder), persone umane afflitte dalla solitudine e dalle depressione (What She Said) o dall’apatia (Nowhere Fast). Ciascuno di questi casi dimostra quanto la violenza sia diffusa e pervasiva.
Per la chiusura dell’album Morrissey sceglie Meat Is Murder, urlo angosciato di chi non si rassegna alla crudeltà dei mattatoi e vuole mandare un messaggio a coloro che invece continuano a far uccidere brutalmente gli Animali per mangiarne la carne.

Dice Morrissey: «È una dichiarazione diretta. Di tutti i possibili temi politici esaminati, le persone sono ancora vagamente preoccupate circa il trattamento degli animali. Sembrano ancora credere che la carne è una sostanza particolare non collegata direttamente agli animali che girano in quel campo laggiù. La gente non si rende conto di quanto orribilmente e spaventosamente l’animale arriva al piatto».

Meat Is Murder parte dal presupposto che la violenza sia una delle componenti principali della vita. Morrissey canta con ironia e apparente distacco una testo ipnotico e devastante; il rumore delle seghe in apertura, mescolato a quello di strazianti muggiti e belati, trasporta l’ascoltatore al mattatoio, luogo che per nessuna ragione può essere edulcorato. Tutto ciò colpisce il pubblico degli anni Ottanta e ancora oggi, quando nei suoi concerti da solista Morrissey canta il pezzo, lo carica di drammaticità trasformando l’esibizione nel momento topico del concerto.
Negli anni Ottanta, quando la scelta vegetariana e vegana non sono diffuse come oggi, la scelta di un titolo come Meat Is Murder è destabilizzante perché mina la consuetudine socialmente radicata di uccidere e mangiare gli Animali denunciandola come un costume perverso.
Morrissey riesce a condensare una potente carica drammatica in poche, accurate parole. L’accusa di omicidio addebitata a chiunque mangi carne (ma soprattutto a chi la produce) sembra assumere la forma della denuncia più che della condanna, in un evidente tentativo di informare e sensibilizzare il pubblico carnista dell’eccidio che si sta compiendo nell’industria dell’allevamento intensivo in crescita ai tempi dell’uscita del pezzo anche grazie alla deregolamentazione attuata dal governo inglese e aspramente descritto da Coe ne La Famiglia Winshaw attraverso il personaggio di Dorothy).

Nonostante già in quegli anni esistessero artisti dichiaratamente vegetariani e vegani, Morrissey diventò un simbolo per la sua capacità di dare una visione forte e provocatoria di un movimento fino a quel momento ai margini e legò per sempre il proprio nome alla lotta di liberazione animale distinguendosi per i toni duri, la mancanza di compromesso, l’affermazione del proprio pensiero personale che hanno contraddistinto tutta la sua carriera.
Morrissey è indubbiamente una persona umana particolare che ha costruito una carriera sul proprio temperamento anticonformista e provocatorio manifestato anche tramite lapidarie asserzioni intenzionate a dare voce al malessere degli individui appartenenti ad altre specie.
Da sempre fervente promotore delle battaglie in difesa degli Animali, affronta tematiche complesse e scottanti, frutto di una profonda fede nelle proprie convinzioni.

La canzone ha appena compiuto 35 anni ma è tragicamente attuale perché i mattatoi continuano a lavorare senza sosta per sfornare quel “prodotto” che è il risultato di un assassinio; le resta il merito di essere una canzone sul veganismo dura e incisiva, un pezzo che anche musicalmente ha un’apprezzabile originalità. Aspettiamo il giorno in cui non ci sarà più bisogno di cantarla.
Azzeccata la scelta di posizionarlo in chiusura dell’album. Gli Animali: last but not least.

Paola Re


Fonti:

it.wikipedia.org/wiki/Meat_Is_Murder
www.storiadellamusica.it/pop-music/pop_rock/the_smiths-meat_is_murder(rough_trade_records-1985).html
www.onstageweb.com/notizie/the-smiths-meat-is-murder-1985
www.indieforbunnies.com/2020/02/11/oggi-meat-is-murder-dei-the-smiths-compie-35-anni
www.salteditions.it/meat-is-murder
www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/20/the-smiths-meat-is-murder-compie-35-anni-celebriamolo-consapevoli-che-la-reunion-non-ci-sara-mai/5712085/

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Link breve di questa pagina: https://www.veganzetta.org/zCWS9

3 Commenti

    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Paola,
      Grazie per l’informazione anche se Yorke avrebbe dovuto fare il passo completo e diventare vegano.

      24 Aprile, 2020
      Rispondi
  1. Avatar Paola Re ha scritto:

    L’ho pensato pure io ma talvolta accetto il vegetarismo di certe persone obtorto collo.
    Noi continuiamo a tenere alta la bandiera.

    24 Aprile, 2020
    Rispondi

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