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Fonte: Corriere.it

ANIMALI? LE TEORIE DI UN ETOLOGO FRANCESE CONFERMATE DA UN ESPERIMENTO NEGLI USA: CAPACI DI AMORE E AFFETTO

Il pensiero senza parole dei cani «Si emozionano come noi»

Il ritorno del padrone attiva le stesse aree del cervello umano
L’attività cerebrale misurata con la risonanza magnetica
Studi sui maiali hanno evidenziato empatia e aiuto reciproco

«Il giorno in cui si capirà che un pensiero senza linguaggio esiste presso gli animali, moriremo di vergogna per averli chiusi negli zoo e umiliati con le nostre risate», scrive l’etologo francese Boris Cyrulnik nel libro «Anche gli animali hanno diritti» (Seuil), scritto con Élisabeth de Fontenay e Peter Singer. Quel giorno forse è arrivato. Per due anni il neuroscienziato americano Gregory Berns e i suoi colleghi hanno addestrato una dozzina di cani (tra cui Callie, la sua terrier) a entrare nella stretta e scomoda macchina della risonanza magnetica, per analizzare le reazioni del loro cervello a stimoli come il saluto o il ritorno del padrone. 

Animalismo Notizie



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Da Veganzetta n° 5 / 2012

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Il pensiero antispecista è in rapido e costante movimento, e ciò ha evidenziato un problema che è ormai sotto gli occhi di tutti: l’impostazione classica del rapporto interspecifico mutuata dal pensiero di Tom Regan e Peter Singer non basta più per comprendere l’ampio spettro di azione dell’antropocentrismo della nostra società e le sue ricadute speciste. Servono nuove idee, nuovi approcci, e in questo Matthew Calarco con la sua ultima fatica editoriale curata da Massimo Filippi e Filippo Trasatti può venirci incontro e aiutarci. 

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Da più parti ci è stato riferito che sul sito antispecismo.net era stato pubblicato un commento critico al dossier della Veganzetta “Antispecisti di destra?” ( www.veganzetta.org/?p=698 ).
In quanto coautore del dossier fornisco la mia risposta al commento  che è possibile leggere a questo indirizzo: www.antispecismo.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=105%3Aantispecisti-e-destra-quale-posta-in-gioco

Prima di entrare nel merito vorrei fare alcune considerazioni sul metodo adottato.
Il dossier “Antispecisti di destra?” è stato scritto da persone che hanno esposto le loro idee e se ne sono assunte la responsabilità firmandosi con nome e cognome, è eccessivo chiedere a chi replica con un commento critico di firmarsi in modo da rendersi riconoscibili? Che serietà può avere un commento firmato da Cip &  Ciop (o da Cippa & Cioppa)? Per avviare un confronto costruttivo non ritengo opportuno celarsi dietro pseudonimi di comodo, la critica a volto scoperto, la verità anche urlata in faccia è la migliore medicina contro molti comportamenti ipocriti e falsi che tanto vanno di moda nella rete specchio della nostra società.
A ben pensarci se ci fossimo firmati come Gianni e Pinotto forse saremmo stati letti con maggior benevolenza dai due Scoiattoli.
Come seconda considerazione sul metodo con cui è stato reso pubblico tale testo di commento, desidero sottolineare che ritengo singolare il fatto che per criticare uno scritto prodotto da redattori di un giornale cartaceo che ha anche un suo sito web pubblico, si debba ricorrere ad uno spazio su un altro sito web. Ciò causa molto dispiacere perché la Veganzetta ha lasciato sempre lo spazio necessario e sufficiente per ogni considerazione.

Antispecismo Lettere dai lettori



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Le insidie dello “specismo speculare”

L’occuparsi di diritti degli Animali, trascendere (non dandole per assodate, ma ignorandole) tutte le problematiche legate alla società  umana, per concentrarsi sulle immensità  del dolore animale causato direttamente da tale società, rappresenta non solo un clamoroso errore strategico, ma anche un pericoloso cedimento concettuale.
Il problema di fondo – a nostro avviso – è la scarsità  di approfondimento della questione prettamente “umana” della filosofia antispecista; mentre sempre più persone possono senza difficoltà  dirsi d’accordo con il concetto di diritti animali, concetto affrontato da autori del calibro di Peter Singer, Tom Regan, Gary L. Francione, Jim Mason, James Rachels – solo per citare i più blasonati – pochi hanno ritenuto opportuno affrontare forse l’aspetto fondamentale dell’antispecismo, sempre citato, ma quasi mai indagato: la liberazione animale.

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