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A breve una replica…

Fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/ma_e_prezzo_pagare_progresso_scientifico/15-04-2012/articolo-id=583070-page=0-comments=1

di Carlo Lottieri – 15 aprile 2012, 08:00

La sensibilità crescente dinanzi alla sofferenza degli animali merita rispetto: e non c’è dubbio che nella relazione tra un uomo e un animale possono emergere attenzioni commuoventi, che devono interrogarci. Chi – da adulto o da bambino – ha fatto esperienza dell’intesa, anche reciprocamente affettuosa, che si può creare tra una persona e il suo animale può capire ciò che sto dicendo. Gli animali, e nemmeno le piante, sono abbassabile al livello di semplice cose e questa loro alterità rispetto al mondo inanimato – questa loro «differenza» radicale – è qualcosa che bisogna avere ben presente. Perché, ad esempio, esistono modi diversi di allevare animali da macello e anche di sopprimerli.
Lo scrupolo di quanti reagiscono di fronte a una violenza inutile a danno degli animali è uno scrupolo che è legittimo.
Tutto questo è però sufficiente a contestare la possibilità stessa che, date certe condizioni, si possano utilizzare talune cavie per sperimentare l’efficacia di nuovi farmaci? Ha senso ed è giustificato un atteggiamento radicalmente negativo di fronte a gruppi di ricerca che, prima di arrischiare una determinata cura su uomini e donne, provino a somministrare quel prodotto a qualche altra specie animale? È giusto che le uniche cavie legittime, alla fine, siano gli esseri umani?

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