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Murale omaggio a Barry Horne

5 novembre 2020. Sono passati 19 anni dalla morte di Barry Horne. Ma vale sempre la pena di raccontare la sua storia.

Nato a Northampton (GB) il 17 marzo 1952. Anarchico. Attivista vegan, animalista e militante dell’A.L.F.
Morto nel 2001 per complicazioni causate dall’ennesimo sciopero della fame per obbligare il governo britannico ad avviare un’indagine pubblica sulla sperimentazione animale, Horne è una delle figure simbolo della lotta per la liberazione animale.

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Diciotto anni fa moriva Barry Horne (Northampton, 17 marzo 1952 – Worcester, 5 novembre 2001). Barry fu un noto attivista inglese vegano per i diritti degli Animali e per la loro liberazione.

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5 novembre 2001, ore 6.30, ospedale di Ronkswood: Barry Horne muore in seguito a una grave compromissione epatica dovuta agli scioperi della fame che ha condotto dal carcere, unico strumento per far sentire la propria voce da dentro una cella.

Barry è uno spazzino inglese che nel 1987 si avvicina agli ambienti libertari-antispecisti in una Gran Bretagna in cui il movimento di Liberazione Animale è represso con i mezzi più duri messi a disposizione dal governo. 
Nello stesso anno tenta di liberare un delfino chiuso in una piccola piscina da 22 anni a Morecambe; qui, il suo primo arresto.

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Ogni percorso finito ha un suo punto di partenza ed un suo arrivo. Non fa eccezione la filosofia antispecista che come punto di arrivo ha la liberazione animale (umana e non) e di conseguenza una nuova società  umana libera, solidale ed egualitaria. Disquisire sul percorso e sul suo arrivo è già  un esercizio arduo, ma risulta impossibile se viene a mancare un requisito fondamentale: una partenza comune. Fuor di metafora ci preme come redazione della Veganzetta affrontare il tema delle radici comuni del pensiero antispecista, radici assai complesse e variegate, ciò perché senza una solida base da cui partire ogni sforzo per avanzare risulterebbe vano, e quanto sta accadendo, e quanto è accaduto di recente, lo dimostra.
Individuare un’unica origine generatrice dell’antispecismo non è possibile, proprio per il fatto che risulta chiara una sorte di commistione tra diverse anime e visioni a volte tra di loro anche poco compatibili. Storicamente si può ricondurre la nascita ufficiale del pensiero antispecista agli anni ’70 del secolo scorso, e precisamente al 1970 quando Richard D. Ryder, uno psicologo inglese, conia il termine “specismo”1. Analizziamo però una considerazione dalla quale si è evoluto molto del sentire comune antispecista:

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