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Una nuova associazione antispecista è nata da poco e ha cominciato i lavori tra Spagna e Messico: Mirada animal. Con piacere ne diamo notizia, sottolineando che tra i primi articoli pubblicati sul sito web dell’associazione c’è la traduzione in spagnolo del testo di Rita Ciatti pubblicato tempo fa su Veganzetta: “Il sistema reagisce. E noi gli diamo una mano“.
Di seguito una breve presentazione inviataci da Mirada animal (qui la pagina su facebook) – alla quale facciamo i nostri migliori auguri antispecisti – e il link alla traduzione a cura di Adriana Vicario Chávez che ringraziamo.

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Ogni percorso finito ha un suo punto di partenza ed un suo arrivo. Non fa eccezione la filosofia antispecista che come punto di arrivo ha la liberazione animale (umana e non) e di conseguenza una nuova società  umana libera, solidale ed egualitaria. Disquisire sul percorso e sul suo arrivo è già  un esercizio arduo, ma risulta impossibile se viene a mancare un requisito fondamentale: una partenza comune. Fuor di metafora ci preme come redazione della Veganzetta affrontare il tema delle radici comuni del pensiero antispecista, radici assai complesse e variegate, ciò perché senza una solida base da cui partire ogni sforzo per avanzare risulterebbe vano, e quanto sta accadendo, e quanto è accaduto di recente, lo dimostra.
Individuare un’unica origine generatrice dell’antispecismo non è possibile, proprio per il fatto che risulta chiara una sorte di commistione tra diverse anime e visioni a volte tra di loro anche poco compatibili. Storicamente si può ricondurre la nascita ufficiale del pensiero antispecista agli anni ’70 del secolo scorso, e precisamente al 1970 quando Richard D. Ryder, uno psicologo inglese, conia il termine “specismo”1. Analizziamo però una considerazione dalla quale si è evoluto molto del sentire comune antispecista:

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