Naomi Joy


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Naomi Joy

Naomi Joy è una giovane artista britannica che vive e lavora nella città di Bristol. Attraverso la pittura e la scultura, si adopera per la sensibilizzazione su temi legati al veganismo e all’antispecismo. Il suo lavoro in particolare si concentra su temi legati all’industria zootecnica e sulla caccia al Tasso e alla Volpe, oltre a lavorare attivamente nel recupero e riabilitazione di Animali selvatici.
Il suo scopo è quello di cambiare la prospettiva delle persone umane nei confronti degli Animali, siano questi allevati o selvatici, per spingerle a vedere l’individuo oltre all’idea di prodotto o di elemento scomodo da eliminare, idea che ancora la grande maggioranza persone umane hanno delle specie animali.


Quando sei diventata vegana? Ti è successo qualcosa in particolare che ha fatto cambiare il tuo modo di pensare e considerare gli Animali?

Il mio cambiamento personale verso il veganismo è iniziato con un problema di intolleranza al lattosio quando ero adolescente, ora comprendo bene che la cosa era dovuta al fatto che non sono un vitello!
Al tempo non c’erano molte alternative ed ebbi un impatto piuttosto forte con il fatto di dover riscoprire il cibo e rivalutare la mia esperienza con quello che consumavo. Diventai presto dipendente dal frullato vegetale di fragole, tanto da arrivare a farmi un tatuaggio proprio di un cartone di latte di soia! Questo cambiamento mi portò a discutere sulle alternative al latte vaccino con alcuni amici e conoscenti vegani, e ad approfondire l’argomento. Ho sempre amato gli Animali, recuperato Animali selvatici in condizioni di necessità e costruito stagni che potessero accogliere diverse specie acquatiche e anfibie, ma non avevo mai fatto il collegamento o capito fino in fondo il dolore e la crudeltà causati dall’allevamento.
Quando lasciai la casa della mia famiglia d’origine per studiare all’università, incomincia ad allontanarmi progressivamente dal consumo di Animali, fino a rendermi conto che ormai bastava che eliminassi le uova e avrei adottato completamente una dieta vegetale. Sono passati sette anni, e da quel momento cominciai ad eliminare anche tutto ciò che riguardava il make-up o l’abbigliamento che derivasse dallo sfruttamento degli Animali non umani.

Puoi parlarci della tua arte e del tuo art-ivismo per il veganismo e i diritti degli Animali?

A quanto pare, appena fui in grado di tenere una matita in mano, non potei più evitare di disegnare “potato people” (disegni infantili di persone umane stilizzate, N.d.T.) e Animali. I miei genitori non potevano fermarmi e un paio di volte dipinsi pure la cucina.
Nel mio percorso scolastico, il disegno era ciò che mi piaceva di più e ciò in cui mettevo più impegno. Ho sempre apprezzato tutto ciò che era creativo e sperimentato molto con le varie tecniche artistiche, studiando poi illustrazione per il mio corso di laurea, che mi portò successivamente a lavorare in modo autonomo in questo settore.
Dopo l’università, insegnai per un periodo arte in una scuola vicino Londra, dove imparai a produrmi dei telai per la stampa su magliette, così inizia a pensare a delle toppe e stampe con dei messaggi che sostenessero il veganismo. Mi sentivo un po’ persa a quel tempo perché faticavo a trovare un mio stile, che sembrava essere una cosa molto importante nel mondo dell’illustrazione.
Un paio di anni dopo però, visitai il centro di recupero Secret World Wildlife, e fotografai alcuni dei suoi abitanti. Mi sentii molto ispirata e quando fui a casa dipinsi un Gufo e finalmente realizzai che tutto quello che volevo era dipingere gli Animali. Ebbi finalmente l’intuizione che mi mancava, avrei potuto combinare le mie passioni e le mie convinzioni con il mio lavoro creativo.
Negli anni successivi partecipai a molte mostre, realizzando diversi pezzi relativi ai diritti degli Animali e mi unii al gruppo The Art of Compassion Project, dove contribuisco tutt’oggi con le mie opere alle raccolte fondi per associazioni e santuari per Animali.
In questi giorni mi sto concentrando su diversi temi e su diverse specie, ma ci tengo sempre a sottolineare le questioni legate ai diritti degli Animali e al veganismo, per cercare di fare in modo che le persone umane possano capirne le connessioni e vedere chiaramente che nella mia arte non vi è differenza tra le specie. Mi piace raccogliere fondi per varie associazioni e organizzazioni attraverso il mio lavoro, contribuendo così a creare maggiore consapevolezza rispetto ai problemi che combattono.

C’è un’opera che ha un significato particolare per te e qual è la storia dietro di essa?

A differenza di molti artisti vegani che scelgono tematiche di impatto riguardo alla brutalità dell’Umano verso gli Animali, (e che lo fanno in modo sorprendente!), io preferisco creare immagini visivamente belle, apprezzabili dalla maggior parte delle persone umane e che possano diventare una sfida alla loro comune percezione dei soggetti ritratti.
Nella serie “Do you like me now?” (Ti piaccio adesso?), ho ritratto diversi Animali comunemente intesi come “da allevamento”, adornati con corone o ghirlande di fiori. Ogni ritratto ha come soggetto un Animale reale, che ha veramente sofferto, e diventando in questo modo un pezzo d’arte, lo spettatore è ora portato a dargli paradossalmente più valore ed importanza. Attraverso la didascalia, chi osserva l’opera può infine capire meglio quale sia la realtà e la disparità tra le diverse percezioni che ha del soggetto in questione.
Ogni dipinto di questa serie ha un posto speciale nel mio cuore, ma quello che più di tutti ha un significato per me è quello che ritrae un vitellino, la cui foto originale fu scattata da un amico ad una veglia. Quel vitello nella realtà è stato macellato. Abbiamo immortalato quell’individuo per sempre e con la sua immagine rappresenta i milioni di altri che non vengono visti, ogni giorno.
Ho dipinto anche due Tassi che mi stanno molto a cuore, dopo aver combattuto attivamente contro il loro abbattimento. Il governo del Regno Unito per sei mesi permette agli agricoltori di abbatterli, questa mattanza è detta “The Cull”. Nel periodo in cui mi sono battuta per impedirne l’uccisione, ho visto cose terribili, ma non posso parlarne troppo apertamente, perché potrei mettermi nei guai. Tuttavia, è stato bello poter aiutare i Tassi e vedere come questi Animali siano determinati e continuino a sopravvivere nonostante tutto.

Qual è la tua opinione in merito allo specismo e all’antispecismo e come questa influenza la tua arte?

Come spesso succede per molti “ismi”, lo specismo è qualcosa contro cui bisogna combattere ogni giorno. Nel mio percorso personale di approfondimento del veganismo ho imparato molto sullo specismo e di come questo faccia parte della nostra vita quotidiana, nel linguaggio che usiamo e in come trattiamo e percepiamo gli Animali. Recentemente ho contribuito a fondare un centro per il recupero di Animali selvatici, il Severn Wildlife Rescue, mettendo alla base del nostro operato l’antispecismo e la volontà di aiutare ogni tipo di Animale, di qualsiasi specie, a cui possa servire il nostro sostegno.
Mi sono dovuta anche confrontare con la mia lingua, non riferendomi più a nessun Animale con “it” (esso/essa), ma con “he/she/they” (lui/lei/loro).
Nella mia arte, vado oltre lo specismo dando importanza ad ogni specie e seguendo il mio cuore in quello che mi fa sentire ispirata a dipingere e condividere, anche se so che potrebbe non essere un soggetto abbastanza “popolare”. Provo a concentrarmi sulla considerazione verso l’Animale scelto e come andrò a rappresentarlo, cerco di affrontare come temi tutte le forme di oppressione e credo nella liberazione totale, una cosa sulla quale si deve lavorare ogni giorno.

Come reagiscono le persone umane ai tuoi dipinti?

Generalmente hanno un atteggiamento favorevole e ne apprezzano i dettagli minuziosi. Ho riscontrato come alcune persone umane si sentano piuttosto sfidate da alcuni pezzi in particolare. In occasione di un Natale preparai alcuni biglietti, uno di questi raffigurava un Tacchino sulla neve, immerso nel suo habitat naturale e sul retro veniva spiegato quanti di loro vengono uccisi ogni anno per questa festività e che la realtà che vivono è terribile. Questo biglietto si è rivelato piuttosto controverso e mi sono state fornite diverse scuse bizzarre per giustificare la scelta di continuare a consumarne la carne. Sfortunatamente, gli Animali considerati più “carini” e quindi popolari sembrano ricevere più attenzione, anche per quanto riguarda i miei lavori, tuttavia posso ritenermi fortunata per avere un buon numero di persone umane che mi seguono, sostengono il mio impegno nell’arte vegan e vogliono come me aiutare iniziative benefiche per gli Animali.

Cosa pensi dell’arte e del suo ruolo ed importanza nel focalizzare l’attenzione sullo sfruttamento degli Animali?

Penso che l’arte sia vitale per ogni movimento, può davvero catturare le persone umane e mostrare loro idee nuove e diverse prospettive. L’arte poi è attrattiva e più facile in un certo senso da “digerire”. L’arte è stata fondamentale per qualsiasi tipo di campagna, per raggiungere, attraverso di essa, una forte dimensione estetica e le immagini hanno il potere di arrivare lontano. Sono davvero felice di conoscere un gruppo così grande di creativi vegani, grazie al collettivo Art of Compassion e ai gruppi formatisi su vari social, che lavorano così instancabilmente per parlare di questioni che stanno loro a cuore. Mi piacerebbe che la comunità delle persone umane vegane sostenesse il lavoro di questi artisti, comprando le loro opere, commissionando loro lavori per campagne di sensibilizzazione e così via, facendo in modo che possano continuare a concentrare le loro forze su questo, contribuendo così ad un possibile futuro migliore per tutti.

Vuoi dirci qualcosa in più su di te?

Sono fissata con i Pipistrelli e aiuto a recuperarli quando sono in difficoltà o malati e riabilitarli. Non hanno sempre una buona reputazione e molte persone umane hanno paura di loro, ma il numero dei Pipistrelli è in rapido declino e hanno bisogno di un supporto attivo da parte nostra. Negli ultimi anni ho aiutato molti cuccioli di Pipistrello a crescere mentre mi destreggiavo tra loro e il mio lavoro, ed è emozionante sapere che poi potranno ritornare alla loro vita selvaggia. C’è stata una volta in cui un attivista mi ha chiesto perché fossi così dedita ad aiutare i Pipistrelli, quando ci sono tantissimi altri Animali in pericolo e che muoiono, e la mia risposta è stata che la cosa importante è che ognuno di noi faccia quello che può perché tutti giochiamo un ruolo fondamentale per la risoluzione di questo enorme problema. Se non avessi avuto le conoscenze ed il tempo per prendermi cura di quei cuccioli, chi l’avrebbe fatto al posto mio? Quindi, qualsiasi siano le vostre conoscenze o abilità, potete metterle al servizio degli Animali. Siate creativi, acquisite nuove competenze ed agite attivamente.


Sito web: www.naomijoyart.com
Social media: www.instagram.com/naomi.joy.art
www.facebook.com/naomi.joy.art


Intervista e traduzione a cura di Jade Monica Bello


Galleria fotografica fornita dall’artista

Un commento

  1. Paola Re ha scritto:

    Sono opere meravigliose. Certi animali fortunati vivono in quel mondo perfetto.

    15 Maggio, 2021
    Rispondi

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