Voi siete qui


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4 minuti
insieme con cassette delle voci degli Animali sulle schiene.

Da un testo inviato da Giovanna Maroccolo a Veganzetta.

VOI SIETE QUI, Performance di Silvia Del Grosso

(Ovvero istruzioni gentili per una rivoluzione)

Il 20 Ottobre 2018 a Chiavenna ha avuto luogo la performance collettiva dell’artista Silvia Del Grosso dal titolo “Voi siete qui” che ha visto 9 performer italiani e internazionali unirsi in un solo movimento della durata di quattro ore e mezza. Una camminata per unire due punti geografici distinti, dalla campagna di Samolaco alla città di Chiavenna.

Chiuse in delle scatole di legno indossate dai performer, le voci degli Animali registrate dall’artista, che attraverso questo gestodi cura e attenzione ha deciso di “liberare” in uno degli edifici istituzionali della città, Palazzo Pretorio.

Un gesto il suo, che nasce da una profonda empatia e vicinanza allaquestione animale e alla situazione dello sfruttamento delle specie considerate diverse da quella umana. Abitiamo ormai da molte decadi delle abitudini non solo prettamente alimentari, bensì storiche, culturali, sociali e soprattutto economiche, che ci hanno portato a dare oggi per assunto il nostro dominio sulla Natura e sugli Animali, fino a intenderlo come normale. Queste abitudini si basano sulla visione dell’Umano come vertice più alto della catena alimentare e tendono a porre la specie umana al centro dell’universo, sottolineando la sua superiorità rispetto ad altre entità che vivono nel pianeta, ossia gli Animali e la stessa Natura.

E i galli urlavano al sole. Con continui rimandi. Eco continue. Voci continue. Senza tregua.

Chiavenna, città natale dell’artista in questione, è un bel paesino montano di 7.300 anime, comune Lombardo della provincia di Sondrio situato al centro dell’omonima valle, conosciuto dai più per la bresaola e per il noto Galletto Vallespluga. Il nostro immaginario ci porta subito a sorvolare valli incontaminate con sorgenti di acqua e aria pulite, con pascoli sani e liberi in grandi prati verdi, ecc. Più o meno effettivamente è così se teniamo conto di quello che vediamo, o che vogliamo vedere. La realtà e Del Grosso ci portano invece a qualche chilometro più in là, fuori dal perimetro visivo, ovvero a Samolaco, dove questi Animali effettivamente vivono, o meglio, trascorrono le loro esistenze.

Quando ho saputo della sua intenzione ho voluto andare a fondo alle ragioni dell’azione che stava progettando, per conoscere il vero motivo che la portava a voler dare attenzione a quel luogo. Mi raccontò che da piccola passando per quelle strade aveva sempre avuto una forte attrazione per quella infinita fila di capannoni che interrompevano i lineamenti morbidi della valle e per il loro contenuto. Un giorno decise di avvicinarli a piedi e man mano che si avvicinava le voci degli Animali che vi erano rinchiusi, se in lontananza si udivano come brusii, quasi un rumore di fondo a cui fare l’abitudine, diventavano metro dopo metro sempre più assordanti e continui.

Quello che realizzò è che non erano i “polli felici” delle pubblicità, ma individui che volevano uscire e vivere le loro vite e quelle voci le loro richieste di libertà.

Silvia Del Grosso è un’artista che fa della sua opera un’esplorazione antropologica, che a partire dalle radici indaga la questione dell’identità, ed è proprio questo il tema portante della sua performance. Le domande che sorgono sono molte: di che cosa si compone la nostra etica individuale? Quanto l’identità che incarniamo attraverso le nostre radici e abitudini pesa sulla libera espressione di noi e dei nostri valori? Quanto ancora siamo e saremo in grado di tenere fuori dal campo visivo e uditivo gli elementi realtà che non combaciano con il nostro sentire e con la nostra etica?

Il mio unico scopo è essere lì, presente con il corpo (il mio). Essere un ponte tra corpi presenti. Per arrivare ad altri. Ad un livello senza giudizio. Solo presenza.

L’azione di Silvia è un’azione gentile ma inesorabile, come la camminata di quasi 5 ore che 9 persone umane hanno deciso di condividere per farsi portavoce di ciò che sta fuori, per unire due punti della nostra coscienza: Chiavenna, il luogo in cui viviamo e che custodisce la serenità del quotidiano e Samolaco, il retroscena di ciò che abbiamo rassegnatamente adottato come normale e accettabile.

Diversamente da molte opere di artisti/attivisti impegnati nella questione, quella di Silvia è un’azione che non giudica e che non si pone incontrasto, ma che pone l’attenzione e che rivendica una responsabilità a partire da sé. Qualcuno potrebbe pensare che porre semplicemente attenzione nell’ambito di tematiche urgenti come quello della difesa dei diritti animali non sia abbastanza forte o che addirittura manifesti una non completa convinzione per la causa, ma non è quello che ci ho visto io.

Camminare lentamente. Portare un peso e lasciarlo. Lasciarlo lì.

La sua scelta artistica dichiara una consapevolezza e un’intenzione, quella di costruire una sensibilità diversa a partire dall’Umano e dalle relazioni, perché il problema non sta nella situazione di oppressione in cui vivono migliaia di esseri animali e non:  quella è la conseguenza del vero problema, che sta a monte e che ha a che fare con la libertà di scelta del singolo e con l’ascolto della propria etica individuale. Del Grosso attua così un moto di resistenza gentile, che inizia dalla condivisione.

Quello che ho incontrato a Chiavenna non è una manifestazione animalista ma il gesto di 9 persone umane che hanno accettato di camminare, un gesto elementare che il nostro corpo impara al primo anno di vita, un moto che nella nostra evoluzione è stato dettato da un innato desiderio di sopravvivenza, quindi di vita. C’era chi arrivava da Berlino, chi da Ginevra, Milano, Padova e altre parti d’Italia ed erano tutti lì per lo stesso motivo, ampliare il raggio del visibile e dell’udibile.

Sono sempre più convinta che una rivoluzione oggi si possa fare e che sia indispensabile, ma che non si faccia abbattendo a forza i vecchi modelli, bensì costruendone di nuovi e che questi siano fatti di condivisione, di attenzioni e di relazioni. Sarà l’evidente obsolescenza del passato a determinare il cambiamento e allora il moto che oggi è rappresentato da piccole controcorrenti resistenti diventerà lo stile di vita e di pensiero dei più. Ciò che dovremmo chiederci è: a partire da quali fondamenta dovrebbe costruirsi l’Umano di domani, per non ripetere tutto daccapo?

Il concetto di disobbedienza civile elaborato da Thoreau che ha ispirato alcune tra le più grandi figure rivoluzionarie e pacifiste dell’ultimo secolo, nasce dal rifiuto di obbedire ad una legge imposta, se in contrasto con la propria coscienza. È alla fine dei conti un moto di libertà. Ma come possiamo costruire nuovi modelli sociali e di vita se non riusciamo a percepire i confini di quello oggi dominante che accettiamo passivamente ogni giorno? L’azione di Silvia Del Grosso quei confini ce li indica,con gentilezza, chi è pronto li vedrà.

Giovanna Maroccolo

Fotografie di Sara Meliti

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/fn2fq

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