Una società cruelty free


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Fonte: http://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/2013/05/20/una-societa-cruelty-free/

Vorrei cominciare con un breve discorso sulle citazioni. Nel mondo dell’animalismo, circolano numerose frasi di filosofi, pensatori, scrittori a proposito degli animali, dei soprusi che subiscono, del rispetto che meriterebbero. Si tratta di personaggi importanti, autori di opere o scoperte fondamenti. Penso a Leonardo da Vinci e Pitagora, ad Albert Einstein, Emile Zola e molti altri. I pensieri più importanti, più acuti, quelli che aprono maggiori prospettive, legano la sorte inflitta agli animali a una prospettiva di liberazione per tutti, animali umani e non umani, in una logica di rispetto per la vita e la dignità di tutti i viventi. due esempi per tutti: Theodor Adorno e Marguerite Yourcenar. Il filosofo tedesco diceva: Auschwitz comincia quando di fronte a un mattatoio pensiamo: sono solo animali. Secondo la scrittrice francese: Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz’acqua dirette al macello. Sono parole importanti, spunti di riflessione che non possono essere eluse da chi si batte, con i propri mezzi, nel proprio ambito, quale che sia, per un ideale di giustizia e di uguaglianza.

La citazione che io preferisco e che voglio usare come punto di partenza per il mio intervento è tuttavia un’altra e ci porta a un letterato, Isaac Bashevis Singer, grande scrittore ebreo che fu premio nobel per la letteratura nel 1978. Singer – da non confondere con il Singer, Peter, autore di Liberazione animale – diceva che i diritti animali sono la forma più pura di difesa della giustizia sociale, perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi.

La mia esperienza di cittadino e di attivista è maturata nel corso degli anni, è partita dalla nonviolenza e si è manifestata nel corso del tempo in varie forme: l’obiezione di coscienza al servizio militare, la scelta vegetariana e poi vegana, la difesa dei diritti umani e delle libertà civili e negli ultimi anni, appunto, l’impegno anche per la giustizia nei confronti degli animali non umani. Anche, e non in alternativa ai diritti umani.

Un tempo anch’io, come tanti, pensavo che i diritti umani fossero una cosa e i diritti animali o come vogliamo chiamare l’impegno per la tutela della loro dignità, fosse un’altra cosa. Due mondi destinati a correre separati.

Col tempo mi sono convinto che si tratta in realtà di due aspetti di una stessa lotta contro l’ingiustizia, proprio come diceva Isaac singer. E come dicevano, del resto, Adorno e Yourcenar nelle due frasi che ho citato poco fa, e tanti altri con loro, da Gandhi ad Aldo Capitini, da Max Horckheimer e Lev Tostoj quando ci ricordava che Dall’uccidere gli animali all’uccidere gli uomini il passo è piccolo.

La storia dell’oppressione animale è di lunga data, anche se non ha sempre accompagnato la storia dell’umanità: possiamo farla risalire alla rivoluzione neolitica, alla sedentarizzazione dei nostri antenati e alla domesticazione di alcune specie animali. Le relazioni dei vari gruppi umani con gli altri animali sono state e continuano ad essere molto varie, a seconda delle epoche storiche, dei diversi sviluppi culturali, filosofici e religiosi. E’ una relazione in continua evoluzione. Non è affatto statica come si vorrebbe far credere.

Possiamo però dire che l’epoca attuale è la più tragica, la più dolorosa, la peggiore per la quantità e il tipo di sofferenza inflitta agli animali non umani. La violenza e l’oppressione hanno assunto scala industriale e un’organizzazione scientifica del dominio sui corpi e sulle vite delle vittime di questo sistema. Si calcola che ogni anno vengano allevati o catturati e uccisi, per l’alimentazione umana, circa 50 miliardi di individui.

La filiera di produzione del cibo ha oggi caratteristiche totalitarie: agli animali destinati a diventare alimenti sono inflitte condizione di vita impossibili, verrebbe da dire condizioni disumane, ma il professor Lombardi Vallauri ci ha insegnato a definire queste vessazioni come “troppo umane”, per indicare un’assuefazione alla violenza che è un tratto tipico delle società industriali contemporanee.

Agli animali definiti da allevamento sono negate tutte le attività vitali. Negli allevamenti non esistono rapporti sessuali – la riproduzione avviene esclusivamente con reiterate inseminazioni artificiali, ripetute fino alla consunzione delle femmine, che vengono scartate e soppresse una volta scese al di sotto di certi indici di produttività come fattrici. L’alimentazione è forzata e non ha più nulla a che vedere con le inclinazioni fisiologiche: gli erbivori non sono nutriti con l’erba, ma con cereali a volte addirittura con farine animali, al fine di farli crescere e ingrassare più in fretta. L’uso di antibiotici e altri medicinali non è un’eccezione e nemmeno una possibilità, bensì una regola, una necessità, per mantenere “sani” – si fa naturalmente per dire – animali costretti a vivere in ambienti sovraffollati, innaturali, autentici luoghi di tortura.

Tutto questo avviene con un’organizzazione implacabile: si è creata, nell’indifferenza generale, una gigantesca macchina di nascite forzate e soppressioni di massa. Gli animali sono ridotti ad oggetti, la vita è mercificata.

Il messaggio che ci arriva dalla società industriale, dal suo apparato culturale e di comunicazione, è che tutto ciò non costituisce un problema, che questa è la sorte degli animali, che le necessità degli uomini, o meglio dei consumatori, devono essere soddisfatte ad ogni costo ed anzi vanno stimolate, moltiplicando i consumi di carni, latte, derivati animali. E la megamacchina che dicevo è il modo più rapido ed efficiente per raggiungere questo scopo.

In questo modo stiamo disprezzando la vita, stiamo privando della loro dignità esseri senzienti, perfettamente coscienti di quel che viene loro inflitto. L’osservazione di Adorno – Auschwitz comincia quando di fronte a un mattatoio pensiamo che sono solo animali – è un pensiero che sconvolge e che si ha la tentazione di respingere, di rifiutare di fronte all’orrore assoluto della shoah. Ma sono stati proprio pensatori, scrittori, filosofi ebrei, e anche molti scampati ai campi di sterminio, a proporci questo accostamento. E sono stati gli storici a mostrare l’affinità, o meglio il filo diretto che lega i mattatoi di Chicago, dove fu inventata la catena di smontaggio degli animali – da un lato entravano i treni carichi di animali vivi, dall’altro uscivano i treni carichi di scatolette e quarti di bue -, alla catena di montaggio della moderna fabbrica industriale – Henry Ford si ispirò proprio ai mattatoi di Chicago per la sua prima fabbrica di automobili – e dalla fabbrica fordista ai campi di sterminio nazisti. Basta accostare le fotografie di queste tre diverse strutture per coglierne le grandi somiglianze, anche architettoniche e di organizzazione interna (e del resto Hanry Ford fu un autentico trait d’unione, da orribile antisemita qual era e da industriale molto ammirato da Adolf Hitler, che lo cita nel suo Mein Kampf).

Se osserviamo la sorte inflitta nel corso della storia agli animali non umani, e ci soffermiamo in particolare su come vengono trattati oggi nella società contemporanea, vediamo scorrere in filigrana la storia sempre più dura e sempre più crudele di un dominio. Gli animali, come ci diceva Bashevis Singer, sono i più indifesi fra gli oppressi. Vengono trattati così non perché siano predisposti all’oppressione e allo sterminio, non perché siano creature “naturalmente” a disposizione dell’animale umano, ma per un semplice rapporto di forza: vengono trattati così, perché è possibile trattarli così.

E’ ciò che hanno sperimentato nella storia, e tuttora sperimentano, innumerevoli gruppi umani, oppressi di volta in volta con motivazioni culturali o politiche o sociali, ossia per le differenze di lingua, di credo religioso, di origine geografica; o per mera convenienza all’interno di relazioni di potere in famiglia, sul posto di lavoro, nella società.

L’oppressione degli animali ha una grande legittimazione ideologica, viviamo nella società che è stata chiamata del “carnismo”: una società nella quale viene vissuto come ovvio e scontato lo sterminio sistematico degli animali non umani. Ma la mercificazione della vita è un tratto universale di questa società e riguarda gli animali umani e tutto il vivente. Viviamo nella società che sta percorrendo di gran carriera la strada dell’autodistruzione: siamo minacciati dalla bomba atomica, dal cambiamento climatico, dalla privatizzazione di risorse vitali come l’acqua e l’aria. In questa folle corse vengono triturati e strumentalizzati anche gli ideali più alti: la bandiera dei diritti umani è alzata sistematicamente, nella nostra parte di mondo, per giustificare azioni di guerra e occupazioni militari.

Oggi dobbiamo ripensare la posizione dell’umanità sul pianeta. I suoi rapporti con gli altri ospiti della Terra: gli animali e le piante. Dobbiamo pensare a un futuro comune, a un radicale cambio di rotta rispetto alla strada sulla quale tutti noi ci troviamo a camminare. Una via d’uscita è possibile a passa attraverso una nuova e più estesa nozione di libertà e di rispetto per l’altro, attraverso un’idea di giustizia che includa tutto il vivente. Perciò la questione animale è anche la questione dei diritti umani, del diritto alla vita, del diritto al futuro.

Nello sguardo infelice degli animali che torturiamo dovremmo imparare a scorgere la sofferenza di tutti, nella lotta per liberarli una lotta per la liberazione di tutti gli oppressi, umani e non umani. Di questo parliamo, quando pensiamo a una società cruelty free.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/1kMrO

7 Commenti

  1. michele suma ha scritto:

    E’ un “peccato laico” lasciare questo articolo senza almeno un commento e senza un grazie: sarebbe molto interessante dedicare tempo a questi confronti, ad ascoltare, raccontare, sentirsi più uniti ed un poco, anche solo un pochino, più vicini a quel CAMBIAMENTO, quella ribellione costruttiva che non può non mettere insieme, tra le cose indispensabili, il futuro più giusto degli animali umani e di quelli non umani. Cambiamento che inizia, comunque, quando le persone smettono di gridare o di stare zitte e, finalmente, si parlano e cercano di capire.
    Michele Suma associazione Vivi gli Animali

    24 Maggio, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Michele,

      Grazie per il tuo commento.
      Luoghi virtuali come la Veganzetta servono anche a questo: a confrontarsi e a progettare un futuro diverso.
      Il cambiamento inizia solo se si è disposti a rinunciare alla nostra posizione di forza e a metterci in gioco, senza una profonda autocritica nulla è possibile.

      24 Maggio, 2013
      Rispondi
  2. giovanni ha scritto:

    Il dio denaro fara’ si che molti uomini si “reincarneranno” come animali da macello!
    Saremo costretti a reincarnarci in eterno in quanto il male originato dall’agire umano e’ diventato infinito.
    L’unica possibilita’ per non reincarnarci e’ la totale distruzione del pianeta!
    Purtroppo da quello che si vede quotidianamente molte forze sono proiettate verso la distruzione totale.
    E’ basilare che si cambino modi e stili di vita, ma la vedo molto dura contro il consumismo dilagante.
    Chi nasce oggi si trova immerso in questa realta’, viene educato a questa realta’.
    Gli viene “insegnato” il Bene ed il Male senza permettergli di scoprirlo da solo, nel proprio cuore.
    Purtroppo la Menzogna e’ salita al potere.
    Personalmente ritengo che solo la Preghiera, la Fede nella Madonna, l’Illuminazione dello Spirito Santo, il sacrificio di Cristo e l’Amore del Padre ci possano togliere da questo Letamaio.
    Siamo talmente malridotti che ci viene impedita una chiara visione di cio’ che e’ Bene e cio’ che e’ Male.
    Parlando dei mattatoi, degli allevamenti finalizzati alla produzione con la maggior parte delle persone, alla fine del discorso si arriva a dire:
    Si pero’……
    Non si puo’ neanche criminalizzare chi, avendo fame, mangia senza porsi tante domande per comodita’, per ignoranza, per mancanza di tempo……
    Quando ammiro ilCreato e l’Intelligenza con cui e’ stato realizzato (pensiamo solo all’incontro di un ovulo ed uno spermatozoo alla moltiplicazione cellulare ed alla formazione ed interazione dei vari sistemi scheletrico,sanguigno,linfatico,nervoso…..) mi viene una sola nota critica a tale Intelligenza, un solo unico grande difetto:
    Non era possibile progettare l’animale uomo senza appetito? Oppure far si che l’unico nutrimento fosse l’aria?
    Ma forse il tutto e’ stato progettato cosi’ come e’ perche’ e cosi’ che deve essere, come una specie di condanna, passeggera per l’eternita’, che ci tocca superare.
    Saluti Giovanni

    28 Maggio, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ci sono molte considerazioni da fare: procediamo per gradi.

      Se il “dio denaro” ci facesse reincarnare in Animali da macello sicuramente non cambiarebbe nulla, infatti chi segue una delle religioni monoteiste presenti in occidente sa bene che se si comporta male in questa vita, nell’altra ne subirà le coneguenze, ciò non frena affatto le persone a compiere ogni tipo di atrocità. Anche le religioni orientali prevedono una sorta di “punizione”, eppure la situazione non migliora affatto. pertanto la minaccia di reincarnarsi in qualcuno che mangiamo non servirebbe a nulla.
      La totale distruzione del pianeta non è affatto una soluzione, basterebbe la totale distruzione della specie umana per riportare la Terra ad un equilibrio accettabile, come sempre siamo così pieni di noi stessi che anche quando pensiamo alla nostra distruzione, pensiamo ad una distruzione generalizzata.
      L’antispecismo non è affatto in linea con l’estinzione umana, pertanto è un’ipotesi da scartare. Se poi (come te) si è credenti, la questione non si pone nemmeno.
      Non si deve cambiare “stile di vita”, ma “filosofia di vita”, si deve operare un cambiamento radicale e permanente che ci porti a rivoluzionare la nostra esistenza.
      Il “bene” e il “male” sono concetti soggettivi che vengono oggettivati dalla nostra società che è imperniata dall’ideologia antropocentrica, pertanto il bene e il male sono sempre concepiti come bene per la nostra specie e male per la nostra specie. Questa visione è stata creata da molti elementi, uno di essi (fondamentale) è la religione.
      Preghiere e sacrifici di varia natura sono il bagaglio culturale di chi si affida alla fede e a una religione per silenziare la paura del domani e della morte. Sono duemila anni che i cristiani pregano, molto di più gli ebrei, e ancora di più i credenti delle religioni politeiste dell’asia, e nulla è cambiato, anzi è peggiorato. Non serve a nulla affidarsi a sovrastrutture culturali e sociali che ci siamo inventati per “esorcizzare” ciò che non conosciamo, serve invece una presa di coscienza e una ferma autocritica per poter capire che siamo noi la causa di questo immenso macello, e solo noi possiamo porvi fine: in tutto questo la religione non rappresenta una soluzione, ma un problema. Ben altra cosa è la spiritualità che può solo essere individuale e libera da ogni tipo di gerarchia.
      Non si può tentare di risolvere un problema affidandosi a chi ha contribuito a crearlo.
      Chi mangia per fame non può essere criminalizzato, ma al giorno d’oggi l’ignoranza non ha scusanti, è impossibile non sapere, è impossibile non vedere. L’alternativa, inoltre, esiste sempre.

      Le domande che ti poni alla fine del tuo post chiaramente non possono avere risposta, o meglio, possono avere solo delle non-risposte che sconfinano nel fatalismo e nell’accettazione: se le cose vanno bene è la volontà di dio, se vanno male è una prova a cui dio ci sottopone. Come vedi non c’è via d’uscita: bisogna solo accettare ed accettarsi, è questo il grande danno della religione. Di fronte a un cucciolo terrorizzato che viene sgozzato per soddisfare la nostra sete di potere non c’è alcun dio che tenga, siamo noi umani, soli di fronte alle nostre atrocità.

      28 Maggio, 2013
      Rispondi
  3. paoloTT ha scritto:

    Gran bello scrivere, complimenti per la chiarezza e per la naturalezza con le quali si pongono a confronto diversi gradi di nefandezze umane e di come si mette in risalto la matrice ideologica che ne accomuna la spinta propulsiva.
    Il lavoro di divulgazione del pensiero e delle pratiche relative alla filosofia di vita antispecista è davvero indispensabile se desideriamo imprimere un cambiamento significativo alla nostra esistenza e a quella degli oppressi, in particolare ai più vulnerabili tra loro.
    Articoli come questo promuovono un “pensare” fuori dagli schemi aberrato dai “gerarchi” della società dei consumi non solo per una questione culturale, ma sopratutto per le inevitabili, anche se apparentemente flebili, ricadute che i rispettivi agiti individuali i quali idee così grandementre rivoluzionarie vanno a sollecitare in ognuno di noi, causerebbero al Sistema dell’esistente.

    31 Maggio, 2013
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Paolo,

      Perfettamente d’accordo con te. Il lavoro di divulgazione del pensiero antispecista è fondamentale e da perseguire con tenacia e costanza.

      31 Maggio, 2013
      Rispondi
  4. giovanni ha scritto:

    Ringrazio per le considerazioni.
    Personalmente non ritengo che noi uomini possediamo il vero Libero Arbitrio, in quanto non possediamo la vera Conoscenza Assoluta.
    Pertanto ogni nostro agire, nella pur assoluta e convinta buona fede diventa un tentativo (con tutti i rischi che puo’ comportare) per arrivare al Bene, alla Luce alla Verita’.
    Ritengo la Preghiera un semplice modo di ammettere la mia incapacita’ a riconoscere la Verita’ assoluta e pertanto chiedere assistenza, luce, prudenza per guidare il mio agire.
    La nostra natura e’ assolutamente “antidemocratica e violenta”!
    Mi permetto questa affermazione, pensando ai nostri anticorpi che “uccidono” qualsiasi nemico per preservare la nostra salute!(ammesso che sia vero quanto ci insegna la biologia)
    Domanda: dobbiamo noi essere in sintonia con i nostri anticorpi, per essere un unico corpo? oppure siamo “programmati” per essere tali? oppure con la nostra intelligenza dobbiamo decidere quali sono i “nemici buoni” e quelli cattivi?
    Concordo che si debba cambiare filosofia di vita, perche’ la rivoluzione puo’ avvenire solo all’interno di ogni nostro singolo cuore.
    Purtroppo siamo materialmente limitati nel tempo e quindi oltre ad agire dobbiamo anche sperare e pregare perche’ tutto vada per il meglio.
    Saluti Giovanni

    2 Giugno, 2013
    Rispondi

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