Una legge antivivisezionista per il Friuli Venezia Giulia


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Di recente il BUR della Regione Friuli Venezia Giulia ha dato notizia ufficiale della Legge Regionale 11 febbraio 2010 n° 3. Una legge dal titolo “Norme per la diffusione di metodologie alternative alla sperimentazione animale”, una legge sulla vivisezione.
Premettiamo che ben poco ci si può aspettare da una legge regionale dato che la materia è normata già  a livello nazionale, tuttavia si possono evidenziare delle particolarità  a nostro avviso importanti perlomeno nelle dichiarazioni d’intenti del testo presentato per la discussione.
Forse per la prima volta in Italia un testo di una Proposta di Legge cita l’antispecismo nella sua presentazione.
Infatti il testo “norme contro la vivisezione” del 9 settembre 2008 presentato dal Consigliere Giorgio Venier Romano (UDC) recita:

“Ma l’aspetto fondamentale della mia contrarietà  alla vivisezione e che intendo sottoporvi in questa sede, a sostegno della presente proposta di legge, è riconducibile in particolar modo alla necessità  che, al di là  dell’aspetto inerente la vita e la morte degli animali, una società  cosiddetta civile deve evitare comunque la sofferenza degli animali.”

Ed anche:

“Da un punto di vista etico non può esserci alcuna giustificazione a questo massacro. Chi sostiene la vivisezione accusa chi la combatte di “sentimentalismo” nei confronti degli animali, e chiede spesso: “preferite salvare un topo piuttosto che un bambino?”, facendo leva, egli stesso, sulle emozioni (ma di verso opposto).
La risposta giusta a questa domanda è: “preferiamo salvare sia il bambino che il topo” perché, al di là  delle spiegazioni scientifiche secondo cui la sperimentazione sull’animale può causare la morte anche del bambino, è importante capire che una scienza in cui si adotti il principio che “il fine giustifica i mezzi” è una scienza malata, in cui qualsiasi atrocità  potrà  essere legittimata.
E’ importante rilevare come non si possa accettare che esistano da un lato, la “vivisezione giusta” (quella per scopi medici) e dall’altro, la “vivisezione sbagliata” (ad esempio, quella per i cosmetici). La vivisezione è sempre ed in ogni caso inaccettabile, sia dal punto di vista scientifico che da quello etico.
Occorre escludere la sperimentazione animale, così come ogni altra forma di tortura, anche perché vi è sempre un’altra via, con basi scientifiche e senza violenza: è quella che va esplorata e allargata, è quella che concretamente porta i risultati migliori per l’uomo.
La vivisezione, definita da Gandhi “il crimine più nero tra i neri crimini commessi dall’uomo”, va avanti per una forma di inerzia culturale, perché non ci si oppone agli interessi che la sostengono e che impongono come dogma che “la vivisezione è necessaria”.”

Il Consigliere conclude il suo testo con un’analisi che si rifà  alla filosofia antispecista nella sua accezione più classica (ad esclusione di Kant):

“Il pensiero occidentale non è mai stato particolarmente benevolo verso gli animali, visti quasi sempre come creature poste al servizio dell’uomo. Si può dire che fino a pochi anni fa la visione antropocentrica del mondo sia stata quasi universalmente accettata, anche se, già  nell’antichità , si siano fatte sentire voci di dissenso a questa impostazione, come quelle di Pitagora, Porfirio, Plutarco, Celso.

A questa visione si oppose anche Kant, il quale, pur non riconoscendo agli animali diritti derivanti dalla loro condizione di esseri viventi e senzienti, riteneva che l’uomo dovesse rispettare gli animali perché la crudeltà  nei loro confronti predisponeva ad uguale comportamento verso i nostri simili.

Solo alla fine del 1700 il filosofo utilitarista Jeremy Bentham iniziò, per la prima volta, a porre le basi per il riconoscimento dei diritti animali. Egli disse: “il problema non è “possono ragionare?”, né “possono parlare ?”, ma: “possono soffrire?” (in un essere umano sottoposto a torture analoghe a quelle della vivisezione, essere cerebroleso o, al contrario, dotato di un alto quoziente di intelligenza, non modificherebbe certo la dimensione della sua sofferenza).

Agli inizi degli anni ’70 cominciò ad organizzarsi un vero e proprio movimento per il riconoscimento dei diritti degli animali. Alla base delle argomentazioni vi è il concetto di specismo: l’uomo mette in atto comportamenti crudeli verso gli animali soltanto perché non appartengono alla sua stessa specie. Allo stesso modo, i razzisti discriminano in base alla razza ed i sessisti in base al sesso. Riconoscere agli animali diritti quali la vita, il benessere, un equo trattamento e il rispetto della propria specificità , rappresenta quindi la logica conseguenza del riconoscimento dei diritti umani.

In sintesi, la vivisezione, dal punto di vista etico, deve essere abolita perché rappresenta un esempio di comportamento specista, gravemente lesivo di tutti i diritti che le più avanzate correnti di pensiero filosofico riconoscono agli animali; essa è un crimine in qualsiasi modo si tenti di giustificarla: che la si compia credendo di “far del bene all’umanità ” o che la si compia, come spesso avviene, solo per interessi personali e di carriera.
In conclusione è sulla base di queste articolate motivazioni che nasce la presente proposta di legge e con la quale si intende vietare, su tutto il territorio regionale, l’allevamento, l’utilizzo e la cessione di animali ai fini di sperimentazione.”

Ci preme sottolineare che si dal titolo “Norme contro la vivisezione” il testo ha voluto essere una denuncia di una delle maggiori vergnogne umane, lo stesso Consigliere fa la seguente considerazione che non lascia adito a dubbi interpretativi:

“La parola “vivisezione” significa, letteralmente, “sezionare dal vivo”, cosa che non avviene certo in tutte le ricerche compiute sugli animali. Chi esegue esperimenti sugli animali preferisce usare il termine meno cruento di “sperimentazione animale” che non richiama altrettanto l’idea della violenza e della tortura anche se, in realtà , la sofferenza e la violenza sono presenti in modo forte e talvolta in misura anche maggiore dove non avviene la dissezione vera e propria (se eseguita in anestesia). Pertanto i termini “vivisezione e “sperimentazione animale” possono considerarsi come sinonimi.”

Una seconda considerazione è relativa al termina “specismo” che forse per la prima volta compare in un testo ufficiale di un progetto di legge in Italia, ciò appare come un passo fondamentale verso la piena legittimazione della filosofia antispecista da parte di chi ha responsabilità  politiche e di governo. Tale passo – a prescindere dalle effettive ricadute che la legge avrà  nella realtà  della vivisezione nel nostro paese – l’impianto teorico generale è di considerevole rilevanza, e rappresenta un importante precedente che speriamo possa portare ad una crescita della visione antispecista in ambito sociale e culturale.

Auspichiamo che il testo della legge venga divulgato il più possibile e possa rappresentare un esempio anche per altre Regioni contribuendo al rinvigorimento del fronte antivivisezionista italiano.

Testo completo del Progetto di Legge
BUR Regione Friuli n° 7 del 17 febbraio 2010
Iter della Legge
Testo definitivo della Legge

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/efmkp

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