Tutti liberi di entrare e di uscire


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Di seguito un comunicato inviato a Veganzetta da Michelotti LIBERO:

Il parco Michelotti a Torino è segnato da una storia di sfruttamento e prigionia che sembra ripetersi ciclicamente.

Dal 1955 al 1987 la società Molinar prese le redini di uno zoo che visse trent’anni.

Dopo circa trent’anni, nell’estate del 2015, l’assessore all’ambiente e allo sviluppo Enzo Lavolta, ha deliberato le linee guida per un bando in concessione trentennale dell’area dell’ex zoo.

Dopo un anno, nel giugno 2016, la società ZOOM S.P.A./Zoom in progress S.r.l, già gestore delle ZOO di CUMIANA in provincia di Torino, si è aggiudicata, quale unico partecipante al bando, l’assegnazione.

Per trent’anni, di nuovo, il Parco Michelotti rischia di diventare nuovamente ZOO.

ZOOM, con il suo progetto per il parco Michelotti, mira a realizzare un parco tematico, in cui è prevista la ricostruzione di ambienti artificiali, con relativi animali tipici, sul modello del bioparco già esistente a Cumiana.

L’accesso sarà a pagamento, eccetto una parziale zona interna all’area in concessione in cui sarà prevista un’area giochi e una zona di confine dove verranno installate attrezzature per la ginnastica (area fitness).

A tutt’oggi esiste già un’area giochi gratuita e un’ampia zona verde in cui le persone praticano sport in un’atmosfera poco invasiva che consente, infatti, la frequentazione dell’area a ridosso del fiume da parte di molti animali, come i numerosi uccelli acquatici sia stanziali che di passo.

L’elevata biodiversità esistente oggi è resa possibile dal fatto che le sponde del fiume Po, all’altezza del parco, sono semi naturali e, inoltre, dalla vicinanza del parco ad una zona di protezione speciale (Riserva naturale Speciale del Meisino e dell’isolone Bertolla – Direttiva Uccelli 2009/147/CE (ex-79/409/CEE).

La biodiversità nel parco Michelotti esiste, spontanea e pulsante, vive.

Nello stato di abbandono e nel silenzio in cui da anni questo luogo è immerso, specie vegetali erbacee e arboree, animali, piccoli funghi, lo popolano, trovando spazio di sopravvivenza.

Il progetto di ZOOM prevede la creazione di luoghi artificiali, riproducendo ecosistemi i cui elementi sono gestiti e controllati per renderli vendibili. La “mission” di ZOOM è la “salvaguardia della biodiversità”: una biodiversità che inevitabilmente dovrà essere compromessa se non quasi certamente distrutta dall’intervento delle ruspe e dalle attività cantieristiche che dovranno partecipare alle opere di “riqualificazione” della zona, per l’approntamento delle nuove strutture del bioparco.

Approfondendo il progetto di ZOOM risulta chiaro quali siano i suoi veri obiettivi, che nulla hanno a che vedere con il benessere degli animali e con la protezione della Natura. Al contrario, il risultato di uno zoo/bioparco rafforza il pensiero antropocentrico.

Nel dettaglio, gli ambienti che vorrebbero essere ricreati negli spazi dell’ex zoo Micheotti sono:

  • Villaggio dayac – Borneo (sud est asiatico) con animali tipici: zebù, maiali vietnamiti, pavoni…

  • Fattoria inca – Sad america con animali tipici: lama, alpaca, galline del sud america…

  • Fattoria europea con animali tipici di allevamento – zona strumenti da traino tra cui cavalli…

  • Boma africano: tipico recinto africano per il bestiame – animali tipici e ambienti tipici

  • Cina – viaggio di Marco Polo – Casa delle farfalle – acquario carpe da allevamento

  • Foresta amazzonica – Serra tropicale – specie vegetali e animali tipici: rettili, insetti, anfibi, uccelli…

Queste zone, che verranno ricostruite su un area complessiva di 32.000 mq, all’interno dell’attuale parco Michelotti, saranno percorribili dai visitatori, che avranno quindi l’opportunità di interagire con gli animali presenti.

L’ «esperienza diretta», ovvero la possibilità del visitatore di entrare a contatto diretto con gli animali presenti negli habitat ricostruiti, è, secondo ZOOM, uno strumento in favore della «educazione alla conservazione», obiettivo centrale della sua propaganda.

La conservazione della Natura, però, non può di certo avvenire realmente in un ambiente così costruito.

“La conservazione” della Natura dovrebbe avere come sua peculiarità il rispetto dell’ambiente e delle creature che lo popolano. Certamente non può prevedere la distruzione di un luogo esistente e la costruzione di un nuovo ambiente artificiale, le cui caratteristiche sono esclusivamente funzionali alle necessità speculative di Zoom.

La ricostruzione di un parco divertimenti in cui gli animali sono destinati a vivere prigionieri e morire prigionieri, senza possibilità che quell’ambiente sia progettualmente e naturalmente autosufficiente, certamente non persevera lo scopo di “conservare” la natura.

Non c’è futuro per un ambiente così costruito.

ZOOM è una «offerta a pagamento di intrattenimento turistica per tutte le età», come loro stessi si definiscono.

Perciò non ha niente a che vedere con il benessere degli animali e con la protezione della Natura.

Al contrario, rafforza un pensiero antropocentrico.

Zoom “rassicura”, in quanto membro di EAZA (European Association of Zoos and Aquaria), sul fatto che gli animali che verranno chiusi in un’area limitata non avranno un passato selvatico da rimpiangere, poiché non saranno più strappati alla natura, ma verranno direttamente “progettati” per essere animali di cattività.

Detto in altre reali parole:

non avranno mai sentito sulla loro pelle, sotto le loro zampe, nei loro occhi, l’istinto selvatico, la libertà di cercare cibo, di scegliere con chi accoppiarsi, con chi giocare, dove morire. Questa cos’è, se non una violenta imposizione?

Analizzando alcune frasi pubblicitarie, che ZOOM utilizza per la sua propaganda, possiamo estrapolare ovvie considerazioni, sapendo che organizzazioni come zoo, bioparchi e fattorie didattiche utilizzano una comunicazione mistificatoria, impiegano un linguaggio fuorviante allo scopo di confondere la comprensione di ciò che realmente sono e di cosa in realtà realizzano: sfruttamento e lucro.

Un bioparco NON “educa le generazioni future al rispetto dell’ambiente e delle creature che lo abitano” (cfr *)

Un bioparco che segrega la vita in spazi limitati, annulla la complessità vera di un ambiente naturale, educa al fascismo e all’antropocentrismo. Predispone con leggerezza allo sfruttare ed essere sfruttati.

I parchi zoologici immersivi più evoluti NON “ricreano habitat fedeli alle esigenze delle singole specie” (cfr *) perché in natura gli animali fanno parte di un ecosistema complesso creato su

esigenze etologiche che è inimmaginabile per noi ricreare. I parchi zoologici sono realtà posticce e virtuali, che educano al distacco dalla realtà, bensì abituano al farne a meno.

Nei bioparchi NON “si comprende l’importanza della biodiversità” e NON “si crea la cultura che garantisce la biodiversità”(cfr *), perché in questo ambiente artificiale gli animali sono costretti in una cattività che uccide ogni istinto di vita selvatica. Si sceglie invece per loro quando nascere, cosa mangiare, come vivere, contribuendo a rafforzare la già dominante cultura dello sfruttamento e della dittatura umana sul selvatico.

Nessuno degli animali che ci spacciano per felice nei bioparchi respirerà mai l’aria della libertà. Tanti non l’hanno mai conosciuta.

Sono tutti destinati a morire nei recinti a loro imposti ed esistono solo perché qualcuno paghi un biglietto per vederli e si nutra della loro bellezza senza entrarvi mai in empatia, perché, se così fosse, nessuno li vorrebbe prigionieri.

Nei bioparchi NON “si capiscono e proteggono gli animali” (cfr *): un animale selvatico non si avvicinerebbe mai ad un umano per farsi accarezzare o per essere nutrito. Toccare un animale non vuol dire capirlo.

Toccare un animale vuol dire insegnare ai bambini e alle bambine che possono fare della natura ciò che vogliono, vuol dire semmai insegnare a chiunque il sentirsi legittimato a disporre di tutto e tutti.

Vuol dire annichilire il selvatico anziché spronare a difendere la libertà della vita in generale e, nel caso specifico, degli habitat che già esistono fuori dai recinti dei bioparchi.

Michelotti LIBERO

Tutti liberi di entrare e di uscire

per informazioni:
www.michelottilibero.noblogs.org

(*) tutti i riferimenti virgolettati sono citazioni dal sito di ZOOM
www.zoomtorino.it/wp-content/uploads/2015/08/ZoomTorino-brochure-ITA.pdf

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/Zt7Ey

8 Commenti

  1. Leo ha scritto:

    Ops, ma qui
    http://www.essereanimali.org/2016/12/torino-citta-veg
    non dicono tutt’altro? “abbiamo assistito a un cambio di marcia in ottica di tutela di animali, salute e ambiente.” è scritto pure in neretto!
    “equità e solidarietà nel trattamento di tutti gli esseri viventi”, sempre in neretto, e cosa c’è di più equo che un ritorno degli zoo?
    L’animalista che si mette a fare propaganda per i politici non può che cadere nel ridicolo, e ancor più nel ridicolo quando queste posizioni sono prese da associazioni che parlano di “liberazione”.

    16 dicembre, 2016
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Leo per la segnalazione.
      Proprio perché stiamo parlando di posizioni ridicole, non commentiamo oltre questa posizione da te riportata. L’unico dubbio che davvero rimane – e andrebbe risolto – è perché determinate associazioni si ostinano ancora a parlare – vaneggiando – di antispecismo e liberazione animale.

      18 dicembre, 2016
      Rispondi
  2. Gianni Sartori ha scritto:

    17 dicembre 2016

    Comunicato
    Questa mattina, 17 dicembre, lungo la strada che dalla Riviera Berica porta a Mossano (costeggiando la Villa e il parco di Montruglio) sono state abbattute tre Querce secolari.
    In teoria erano Grandi Alberi tutelati, inseriti in una lista di piante protette. Avvisati da alcuni escursionisti, sono intervenuti il sindaco e il responsabile dell’Ufficio tecnico di Mossano, ma troppo tardi, a ecocidio ormai avvenuto. A mio avviso gli autori del gesto andrebbero penalmente perseguiti.
    I tre Grandi Alberi facevano parte di un viale alberato: le altre querce presenti lungo la strada ora vanno assolutamente protette.
    Cosa dire? Tre Grandi Alberi in meno, tanta amarezza e una domanda: ma è veramente questo il livello di civiltà del “Basso vicentino”?
    Gianni Sartori

    Invio per conoscenza il messaggio inviato oggi a “SALVIAMO IL PAESAGGIO” per denunciare l’abbattimento delle tre Querce

    buona serata

    Gianni Sartori

    17 dicembre, 2016
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Gianni per questa tua segnalazione, provvederemo a informare attivisti del luogo.

      18 dicembre, 2016
      Rispondi
  3. Paola Re ha scritto:

    Parco a 5 stelle. Il Michelotti avrà la sua sigla personalizzata: P5S.

    25 dicembre, 2016
    Rispondi
  4. Paola Re ha scritto:

    Anzi, meglio Michelotti 5 stelle, M5S, così usiamo un solo acronimo al presso di due.

    25 dicembre, 2016
    Rispondi

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