Test dei cosmetici sugli animali, da oggi in Europa è stop totale


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Fonte: www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=20841

Test dei cosmetici sugli animali, da oggi in Europa è stop totale
L’innovazione diventa indispensabile

[ 11 marzo 2013 ]
Luca Aterini

Sapone, shampoo, deodoranti e dentifrici, fino ai più costosi ed elaborati prodotti dell’industria cosmetica. Da oggi, per tutte queste categorie di prodotti l’Europa impone lo stop completo alla sperimentazione animale: i cosmetici sperimentati sugli animali non possono più essere commercializzati nell’Unione europea: giunge così alla fine il periodo di graduale eliminazione dei test sugli animali per i prodotti cosmetici in Europa. 

Una vittoria per il mondo ambientalista, ma soprattutto un grande punto di svolta per un mondo – quello della cosmesi – che in Europa vale più di 70 miliardi di euro (rappresentando circa la metà del mercato mondiale, secondo i calcoli della Commissione Ue) e occupa direttamente 184mila persone. Un mercato enorme, per il quale anche (e soprattutto?) in tempo di crisi – con il cosiddetto effetto rossetto – c’è chi registra andamenti controcorrente: come Jordan Smoller, docente di psichiatria ad Harvard, che ricorda come durante la Grande Depressione le vendite di cosmetici aumentarono del 25%.

Ormai dieci anni fa – con la direttiva 2003/15/CE – sono state introdotte le disposizioni relative alla sperimentazione animale. In base a tali disposizioni, riassunte in una nota della Commissione, nell’Unione la sperimentazione sugli animali è già vietata dal 2004 per i prodotti cosmetici e, a partire dal 2009, per gli ingredienti presenti nei prodotti cosmetici (“divieto di sperimentazione”). Dal marzo 2009 è vietata anche la commercializzare nell’Unione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali (“divieto di commercializzazione”). Il termine ultimo per il divieto di commercializzazione relativamente agli effetti sulla salute umana contraddistinti da maggiore complessità (tossicità a dose ripetuta, comprese la sensibilizzazione cutanea e la cancerogenicità, tossicità riproduttiva e tossicocinetica) era però stato prorogato fino all’11 marzo 2013. Oggi, anche quest’ultimo e definitivo vincolo entra dunque in vigore.

Con quali effetti? Per cominciare, nessuno dei cosmetici già in commercio – la cui sicurezza dunque è già stata accertata – verrà tolto dagli scaffali, e gli stessi prodotti (anche se precedentemente testati su animali) potranno essere venduti in futuro.

Lo stop completo ai test introduce però un pesante vincolo. Dato che, per stessa ammissione della Commissione Ue, «ancora non è del tutto possibile sostituire la sperimentazione sugli animali con metodi alternativi», nei casi in cui non sarà possibile effettuare una valutazione conclusiva sulla sicurezza del prodotto a causa di un determinato elemento, tale ingrediente non potrà essere utilizzato. D’altronde, «la Commissione ha esaminato attentamente le ripercussioni del divieto di commercializzazione e ritiene che esistano motivi imperativi a favore della sua imposizione. Questo punto di vista corrisponde a quello di molti cittadini europei, profondamente convinti che lo sviluppo di prodotti cosmetici non giustifichi i test sugli animali». Al primo posto, quindi, rimane la sicurezza per il consumatore. Di fianco, ormai, al ritrovato rispetto per il mondo animale.

«Il divieto imposto nell’Unione Europea – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali: le aziende cosmetiche utilizzeranno altri metodi per testare i vari prodotti, diventando così un esempio per tutti i settori che continuano, invece, ad utilizzare lo strumento della sperimentazione infliggendo agli animali terribili sofferenze».

La via dell’innovazione diventa dunque la nuova strada obbligata da perseguire per l’industria cosmetica, nella speranza che la stessa venga seguita anche dagli altri settori ancora inseriti all’interno della sperimentazione animale, in primo luogo l’industria farmaceutica. Se per un bene voluttuario come una crema per il corpo è moralmente indiscutibile la scelta di favorire la difesa degli animali, non è così facile esprimere lo stesso giudizio riguardo la produzione di farmaci: starà alla scienza tracciare l’avanguardia in proposito, e in questa corsa la vecchia Europa parte in grande vantaggio.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/G87Rd

4 Commenti

  1. lauralu ha scritto:

    salve a tutti. mi domando, e non trovo risposta ,cosa continuerà ad accadere agli animali dal momento che il test REACH è vivo e vegeto e potrebbe riguardare ancora anche la cosmesi.Temo che oltre al terribile danno ci sia anche la beffa. Ovvero la tortura non finisce qui. Inoltre credo sia opportuno continuare a seguire le liste cruelty free. le aziende che esportano in altri paesi continueranno cmq a testare sugli animali e sarà piuttosto complicato spiegare tutto questo al consumatore, visto che anche prima dell’entrata in vigore del divieto dell’11 marzo questo tipo di sensibilità si è fondamentalmente espressa, in termini quantitativi, solo a parole, con tanto di interpretazioni individuali riguardo alle certificazioni stesse.
    ciao
    lauralu

    13 marzo, 2013
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Lauralu,

    Hai perfettamente ragione.
    In quanto antispecisti siamo contrari a leggi, imposizioni e regolamenti calati dall’alto che vietino pratiche contro gli interessi degli Animali: non è con l’imposizione che si ottiene il rispetto.
    La questione è culturale e quello che è stato fatto è il risultato di una pressione dal basso considerevole, ma è pur sempre una normativa che può essere tranquillamente aggirata se lo si vuole.
    Ogni nuova sostanza che viene sintetizzata e immessa nel mercato (qualsiasi mercato) deve essere testata, quindi il divieto di test nel comparto cosmetico riguarda solo le aziende che producono cosmetici, le quali però dovranno prendere ds qualche parte le sostanze che li compongono, e se ne vogliono di nuove continueranno ad alimentare la vivisezione.
    Non si può considerare un tipo di prodotti scollegato da tutto il resto, gli ingredienti di un cosmetico sono impiegati in mille altri prodotti, e quindi verranno testati. Si pensi ai coloranti, conservanti e via discorrendo.
    Inoltre come ben dici tu una multinazionale potrà semplicemente limitarsi a fare prodotti non testati per il mercato europeo e prodotti testati per quello statunitense. Di sicuro il provvedimento è rilevante per l’Europa, ma come si diceva all’inizio sono le coscienze che devono cambiare, e questo non avviene mediante le leggi.

    13 marzo, 2013
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  3. lauralu ha scritto:

    ti ringrazio. Per quello che può valere, dubito che un’ azienda che ha sempre testato in qualunque modo possibile sugli animali possa differenziare i metodi x il mercato EU. Allora bisognerà che qualcuno faccia chiarezza sulla questione ‘acquisti’ .magari a cominciare dai firmatari della direttiva ? allora capirò cosa e se festeggiare.Spero di non scoprire che, alla fine di tutto, la presa per i fondelli era ben programmata.
    grazie ciao lauralu

    13 marzo, 2013
    Rispondi
  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    La differenziazione dei prodotti per mercati diversi è una prassi comune nelle aziende di ogni tipo.
    Lo stesso prodotto viene adattato alle esigenze di un singolo mercato se ritenuto interessante. Quindi lo stesso accadrà per i cosmetici per l’Europa.
    I cosmetici migliori sono quelli autoprodotti.

    13 marzo, 2013
    Rispondi

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