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gerarchia - Antispecismo e richieste alle istituzioni

Di recente una lettrice e un lettore di Veganzetta hanno inviato per email la richiesta di pubblicazione di una petizione indirizzata ai Ministeri italiani competenti per l’abolizione degli allevamenti intensivi ittici. Vedendosi rifiutare tale pubblicazione, hanno sollecitato delle spiegazioni che prontamente vengono fornite pubblicamente in modo che anche il pubblico possa valutare la posizione che Veganzetta porta avanti da sempre.

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Da Veganzetta n° 7/ 2013

ditisco - È giustificato l’uso della violenza da parte del movimento antispecista?

Illustrazione di Emy Guerra

Il dilemma puntualizzato dal titolo chiama in causa una molteplicità di riflessioni. La prima riguarda la forma stessa in cui il dilemma è posto: si può chiamare “violento” un comportamento estremo basato sull’uso della forza eventualmente compiuto dal movimento antispecista nel perseguimento dei suoi fini?

Talvolta i termini intorno ai quali si apre una discussione hanno una natura fuorviante e facilmente distorcono il ragionamento. È possibile che il dilemma, così come è formulato, porti con sé questo pericolo. Il motivo per il quale si chiama “violenza” ciò che si oppone alla violenza è probabilmente legato all’ambigua espressione “nonviolenza” associata a (e promossa da) soggetti di grande statura morale come per esempio Gandhi e Capitini. I loro metodi di opposizione a comportamenti d’istituzioni aggressive sono detti appunto “nonviolenti” e implicitamente suggeriscono che qualora venissero abbandonati, comporterebbero acquiescenza e remissività o appunto – in alternativa – una risposta violenta. 

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