Tag: samuele strati




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daniza

In relazione alla vicenda dell’Orsa Daniza, si pubblica la lettera inviata a Veganzetta.

Appare quasi ridicolo che questa lettera scritta da un umano qualsiasi, di come ce ne sono molti, troppi, sia indirizzata a te, giovane madre, giovane ardita, dal momento che mai la leggerai e mai saprai della sua esistenza. In effetti, le parole che scrivo non saranno lette che da altri umani, gentili e mostruose creature, e ciò mi porta a immaginarti nelle foreste a te care, disseminate ora di trappole e pensieri sui quali oscilla la vittoria di una vita che non vuole altro che proseguire un viaggio iniziato 18 anni fa; un viaggio che viene oggi accompagnato dalla leggiadria innocenza e dalla fortunata esistenza dei tuoi figli. Se sapessi, Daniza, se sapessi quanti sospiri sono stati smorzati nel pensarti, e quanti cuori sono immobili dinanzi all’attesa di saperti salva! Ma tu questo non lo sai, e come potresti mai saperlo? Nella tua fuga, nella tua preoccupazione per la sorte dei tuoi cari, non immagini cosa succede fuori dai tuoi boschi, in luoghi e cuori così vicini alle montagne, ma così lontani da ciò che la montagna è realmente.

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Recentemente si è appresa notizia di ciò che potrebbe essere definito un vero e proprio caso, diventato mediatico. Caterina Simonsen, giovane studentessa all’Università di Bologna, è una ragazza di venticinque anni affetta da alcune malattie rare. Per questioni di privacy e rispetto nei confronti della giovane, non entrerò nei dettagli della sua situazione, resa nota da orde di messaggi e post apparsi sul noto social network, Facebook. In ogni caso, è assai difficile che le informazioni in altrui possesso siano effettivamente complete, pertanto eviterò di affrontare la situazione nella fattispecie. Ciò che mi prefiggo come obiettivo di questo articolo, invece, è riportare “giornalisticamente”, come da titolo, due possibili versioni concernenti il caso Simonsen. Al fine di evitare incomprensioni, già sorte altrove, intendo specificare chiaramente che questo articolo acquista carattere puramente informativo. Per correttezza e completezza d’analisi, le due “teorie” esposte sono da intendere come possibilità. Nonostante ciò, al termine delle due versioni esprimerò separatamente alcune considerazioni personali. 

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Nonostante la riapertura dell’attività venatoria sia stata fortemente contrastata da una nuova ondata di indignazione e da una manifestazione nazionale tenutasi a Firenze sabato 14 Settembre 2013, da qualche giorno i cacciatori sono tornati a sparare nei boschi e nei campi. Già di prima mattina è possibile udire, più o meno lontani, gli spari delle armi da fuoco che generalmente scandiscono la morte di un Animale. Ogni anno, al termine della stagione di caccia, è possibile stilare un elenco di vittime Umane, principalmente comuni cittadini impallinati accidentalmente e cacciatori deceduti per incidenti o arresti cardiaci. Lo stesso non si può dire delle vittime Animali, per cui è solo possibile immaginare il numero di morti. Occorre poi precisare che gli Animali che perdono la vita a causa dell’attività venatoria sono comunque più di quelli su cui i cacciatori riescono a mettere le mani. Il proiettile non è sempre letale. Se un Animale rimane ferito, a seconda dell’entità del danno, c’è la possibilità, più o meno alta, che esso muoia (per infezione, per fame), anche dopo diversi giorni e non pochi dolori.

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maialini

Il filosofo statunitense Tom Regan, nel suo saggio Gabbie Vuote, ci fa notare come coloro che si trovano in situazioni di sfruttamento degli Animali, come ad esempio gli allevatori, una volta sottoposti a critiche o accuse riguardanti il loro trattamento, tentino di difendersi affermando che nelle loro attività viene rispettato il cosiddetto “Benessere Animale” (1). Secondo costoro, infatti, danneggiare un Animale significa ledere a una delle loro fonti di guadagno e quindi, per estensione, al guadagno stesso. Perché mai dunque, un allevatore che basa il proprio profitto economico sulla produttività di un Animale, dovrebbe volerlo maltrattare? In primis, teniamo ben presente che abusi extra-ordinari e violenze deliberate, come botte o bastonate, avvengono comunque all’interno degli allevamenti.

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