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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Gentile Garante per l’infanzia e l’adolescenza,

ho seguito la vicenda del manifesto pubblicato da una associazione antispecista, da lei definito “una palese violazione dei diritti umani”.
Ho visto il manifesto, si capisce immediatamente che è un bambolotto, diviso in pezzi e messo nel cellophane, come le vaschette della carne al supermarket. Mi sono chiesta dove fosse la violazione dei diritti umani, vista l’evidenza dell’immagine: bambolotto, appunto. Allora ho ricordato un’altra pubblicità, quella di un feto in un bicchiere di alcool con tanto di ghiaccio, dove il feto era affogato (era una campagna contro l’alcool in gravidanza). Ho ricordato le pubblicità in cui “lavorano” i bambini, perché fare uno spot è un lavoro per gli adulti così come lo è anche per i minori: orari, pose, ripetizione delle scene, il caldo dei riflettori, imparare le battute; sia adulti che minori infatti vengono retribuiti economicamente, anche se nel nostro paese il lavoro minorile è proibito (queste pubblicità sono legate alla potente industria alimentare e della moda). Ho ricordato i bambini di Scampia, più volte visti nei servizi giornalistici, vivere per strada, insieme agli spacciatori e ai tossicodipendenti mentre si iniettano eroina o altri stupefacenti.

Antispecismo Lettere dai lettori