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mucche india e1447952599830 - La politica del manzo

Un articolo che illustra la situazione di conflitto che si è venuta a creare in alcuni Stati indiani per via del divieto di macellazione delle Mucche voluto dai nazionalisti indù: tra faide religiose, interessi economici, traffici di Animali, speculazioni politiche, crudeltà, maltrattamenti, idiozie nutrizionali  e mito della carne, in una crescendo di violenza dove – come sempre – le uniche vittime innocenti sono gli Animali contesi, fintamente rispettati – per rispettare tradizioni e dogmi e per contrapposizioni religiose – e in definitiva sempre e solo sfruttati.

Fonte: Shweta Upadhyay, Fountain Ink, India
Traduzione a cura di Internazionale

In diversi stati indiani i nazionalisti indù hanno imposto il divieto di macellare i bovini e venderne la carne. La legge colpisce soprattutto i musulmani e crea danni enormi all’economia e alle fasce più povere della popolazione

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mungitura industriale - Nuove torture animali? Per CIWF meglio sfruttarli come sempre
Su Il Fatto Quotidiano in data 27 gennaio 2015 è stato pubblicato un interessante articolo a firma di Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia (Compassion in World Farming).
L’articolo riferisce di un’inchiesta giornalistica svolta negli USA su esperimenti condotti su Animali che la società specista definisce “da reddito”, per conto del governo americano. Esperimenti aberranti e vergognosi che vanno denunciati e ostacolati in ogni modo e che sono la cifra del rapporto Umano/Animale che la società del dominio e dei consumi propone e impone. L’articolo potrebbe essere quindi considerato interessante e condivisibile, se non fosse per il fatto che Pisapia nell’ultimo paragrafo dell’articolo che è possibile leggere per intero di seguito, trae dalla vicenda delle conseguenze del tutto assurde affermando candidamente:

“Della diffusione di questo tipo di “prodotto” siamo tutti responsabili: perché con la fretta che abbiamo ogni giorno, quasi nessuno di noi ha più voglia di prendersi la briga di cucinare un pollo intero. La fettina di petto di pollo, meglio ancora se impanata o con altri aromi, è ben più allettante. E così si crea quel circolo vizioso per cui il mercato chiede crescentemente parti di pollo, a prezzo sempre più basso, e l’industria avicola intensiva risponde con carne di animali allevati come si diceva. Ma, se si vuole mangiare carne, non sarebbe meglio un bel busto di pollo allevato all’aperto? Che peraltro, anche egoisticamente parlando, a livello nutrizionale contiene fino al 50% dei grassi in meno del suo equivalente intensivo. Tante, davvero le ragioni per cambiare. Cosa aspettiamo-mi chiedo, un po’ tristemente.”

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