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Proponiamo la lettura di un interessante – anche se datato – testo pubblicato da Gary L. Francione sul suo sito web. In esso si affrontano alcuni argomenti che permettono di puntualizzare dei concetti utili per una riflessione di stampo antispecista (in coda all’articolo) sul veganismo e sulla pratica vegana.

Fonte: www.abolitionistapproach.com/peter-singer-oh-my-god-these-vegans
Di Gary L. Francione

Nel dibattito in corso tra coloro che promuovono l’approccio abolizionista e coloro che propongono quello welfarista, alcuni tra i welfaristi dichiarano il proprio supporto al veganismo, così c’è in realtà poca differenza tra loro riguardo al fatto di mangiare e usare prodotti d’origine animale.

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Fonte: www.abolitionistapproach.com/sea-shepherd-weighs-in-on-cecil-the-lion-insisting-on-veganism-is-purism-and-elitist

Sea Shepherd irrompe nel dibattito sul leone Cecil: il veganismo è “purismo” e risulta “elitario”
di Gary L. Francione

Paul Watson di Sea Shepherd è entrato di forza nella controversia su Cecil il leone. Watson bersaglia quelli di noi che sostengono l’assoluta mancanza di una significativa differenza morale tra uccidere gli animali per sport e uccidere gli animali per il piacere del palato, e che si oppongono all’uccisione di Cecil come impegno di rigetto del massacro di oltre 60 miliardi di altri animali a fini alimentari (senza contare quelli marini).

In “The Cult of Competitive Purism”, Watson sostiene che quelli di noi fermi su questa posizione siano “elitari” e colpevoli di “purismo”.

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Di seguito si propone la traduzione dal francese di un articolo intitolato: Quattro argomentazioni a favore dell’uccisione degli animali.

Fonte: Frédéric Côté-BoudreauQuatre arguments en faveur de la mort des animaux – 25 Febbraio 2014

L’articolo dal titolo “Il significato morale del dolore e della morte degli animali“, scritto da Elisabeth Harman e contenuto nel libro “The Oxford Handbook of Animal Ethics“, presenta quattro argomenti a sostegno delll’idea che uccidere animali non umani senza dolore non sia un danno morale (assumendo come vera la teoria secondo cui la morte indolore sia tecnicamente ed economicamente fattibile, soprattutto su larga scala – teoria di cui dubito).

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«Se un bambino nasce con una massiccia emorragia cerebrale significa che resterà così gravemente disabile che in caso di sopravvivenza non sarà mai in grado nemmeno di riconoscere sua madre, non sarà in grado di interagire con nessun altro essere umano, se ne starà semplicemente sdraiato lì sul letto e potrà essere nutrito, ma questo è quel che avverrà, i dottori staccheranno il respiratore che tiene in vita il bambino. Non so se essi siano influenzati dalla necessità di ridurre i costi. Probabilmente sono influenzati semplicemente dal fatto che per i genitori quello sarà un fardello terribile, e per il figlio non ci sarà alcuna qualità della vita. Quindi stiamo già compiendo dei passi che portano alla terminazione consapevole e intenzionale della vita dei bambini gravemente disabili».

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