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cigno

Leggere su un giornale di sinistra che “la vera emergenza del pianeta si chiama antropocentrismo”  fa molto piacere, anche pensando a quanto il pensiero e la cultura cosiddetta di sinistra abbiano contribuito al successo dell’antropocentrismo. 
L’articolo di Aldo Colonna affronta diverse tematiche, tutte importanti. Una frase su tutte è da sottolineare: “… non è vero che tifiamo più per Daniza che per una donna violata. Tifiamo per tutti coloro che si trovano in stato di dipendenza e di inferiorità fisica, in soggezione, tifiamo per i deboli, per gli emarginati”.  La strada è lunga e la distanza dalle tematiche antispeciste – lo si evince anche dal testo dell’articolo – è ancora notevole, ma è un buon inizio per abbattere l’antropocentrismo che contraddistingue la nostra società (e certe culture), e comprendere che “tifare per i deboli” significa considerare prima di tutto la tragedia degli Animali non umani.

Fonte: Il Manifesto

Storie. La spedizione punitiva contro un volatile che nidificava sul lago di Bracciano e la morte dell’orsa Danzica lo confermano: la vera emergenza del pianeta si chiama antropocentrismo

Ricordate il cigno reale aggredito in primavera sul lago di Bracciano? Ebbene, non ce l’ha fatta, è morto. In cura presso la Lipu a Roma per settimane, l’animale non riusciva più a deambulare, le ferite da decubito gli avevano piagato la pancia, la testa era perennemente reclinata sulle ali come un’ammainabandiera.

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perche

Da Manifesto antispecista

Fonte Il Manifesto

pre più vedo il con­fine messo a divi­dere uomo e ani­male come inti­ma­mente con­nesso a una domanda cru­ciale, ine­lu­di­bile per chi abbia avuto in sorte di vivere dopo la Shoah: come si è arri­vati a pro­gram­mare e attuare l’eliminazione indu­striale di milioni di esseri umani, desti­tuen­doli della pro­pria umanità?

Se la moder­nità ci ha reso cie­chi al dolore, alla sop­pres­sione, al con­sumo e allo smal­ti­mento di esseri viventi pro­dotti e pro­ces­sati indu­strial­mente come cose, se non siamo capaci di rico­no­scere e lasciarci inter­pel­lare dal dolore del vivente, come pos­siamo rispet­tare gli esseri umani? Non si tratta solo di un pen­siero ani­ma­li­sta, ma di un ragio­na­mento pie­na­mente poli­tico che — in bilico tra filo­so­fia e scienza, nella defi­ni­zione di ciò che è “uomo” e ciò che non lo è, di ciò che attiene all’umano e di ciò che se ne disco­sta — ci porta a un nodo essen­ziale che si può rias­su­mere nell’invettiva di Scho­pe­n­hauer con­tro l’esclusione degli ani­mali dall’etica kan­tiana: «Sia dan­nata ogni morale che non vede l’essenziale legame fra tutti gli occhi che guar­dano il sole». 

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Fonte: http://ilmanifesto.it/il-gossip-degli-anti-animalisti/

animali-liberi

Editoriale de Il Manifesto – 1 gennaio 2014
Il gossip degli anti-animalisti
di Annamaria Rivera

Come pre­messa, occorre dire che il caso di «Cate­rina e la vivi­se­zione» si con­fi­gura come uno scan­dalo mon­tato ad arte. Si potrebbe sospet­tare che sia una sorta di ritor­sione per la vit­to­ria otte­nuta con la chiu­sura di Green Hill, dopo anni di lotte, repres­sione e mani­fe­sta­zioni, anche di massa. Ricor­diamo che a metà luglio il mostruoso alle­va­mento di cani bea­gle, desti­nati a espe­ri­menti di ogni genere in tutta Europa, con sede a Mon­ti­chiari, di pro­prietà della mul­ti­na­zio­nale Usa Mar­shall Farms Inc., è stato chiuso dalla magi­stra­tura, che ha incri­mi­nato i ver­tici dell’azienda. 

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“Smarter Than Your Dog”

Prosciutti falsi e maiali veri. Il lato perverso della difesa del made in Italy

Ora che si è spenta la protesta della Coldiretti contro “i falsi prosciutti”, provo a proporre un punto di vista che non sia ottusamente specista come quello che è prevalso, unanime, in occasione delle due manifestazioni di coltivatori e allevatori: il 4 dicembre al valico del Brennero e il giorno dopo davanti a Montecitorio.

Per la Coldiretti, per gran parte dei giornali, per lo stesso Carlo Petrini di Slow Food (v. intervista sul manifesto del 5 dicembre), non v’è dubbio che i maiali siano materia prima al pari dei minerali, dei metalli, del legname o, se vogliamo, delle spighe di grano. Che appartengano, insomma, alla categoria del grezzo originario, per usare una formula sinonimica. 

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